Venezia. Il decreto legge sulle liste d’attese è legge dopo il voto favorevole della Camera, che conferma quello del Senato. Le nuove regole, che in molti casi nuove non sono, dovrebbero aiutare i cittadini a superare l’annoso problema dei tempi eterni per visite e prestazioni che a volte devono essere effettuate in tempi brevi. Stiamo parlando di uno dei più gravi problemi per la sanità italiana ed è proprio per questo che, secondo Carlo Garofolini, la “cura” decisa dal governo “non servirà a molto di fronte alla cronica mancanza di risorse e di personale”. Per Adico, insomma, il decreto legge approvato ieri “sembra più un atto per non smentire le promesse elettorali dato che il provvedimento è stato annunciato in pompa magna prima delle Europee. Noi crediamo che la contrarietà espressa dalla stragrande maggioranza dei presidenti di Regione, anche di quelli del centrodestra, che denunciano la totale mancanza di risorse, sia la dimostrazione più evidente di come ci troviamo di fronte a un decreto che non risolverà minimamente la situazione. E siamo convinti, come dice più di qualcuno, che le nuove disposizioni agevoleranno ancora di più ila sanità privata a discapito di quella pubblica. Quando sentiamo persone che per una visita nel pubblico devono attendere sei mesi e andando nel privato la possono fare il giorno dopo, rimaniamo sconvolti. Questa non è la sanità pubblica e universalistica che è stato il fiore all’occhiello del nostro Paese”.
Qui di seguito riassumiamo i principali punti del decreto riportando stralci di un articolo pubblicato da Milano Finanza.
In primis, il decreto istituisce la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, gestita dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas), che dovrebbe assicurare l’interoperabilità con le altre piattaforme delle liste di attesa relative a ciascuna Regione e Provincia autonoma.
La piattaforma si propone di agevolare i cittadini nell’accesso ai servizi sanitari, ma si rivolge anche al personale medico, che potrà servirsene per prendere in carico pazienti, così come alle strutture sanitarie al fine di gestire e organizzare le prenotazioni. La piattaforma nazionale dovrebbe riuscire poi a migliorare il monitoraggio e la misurazione delle prestazioni in lista di attesa su tutto il territorio nazionale.
Con lo stesso obiettivo di organizzare in modo più efficiente le prenotazioni, il testo prevede la creazione di un Centro unico prenotazioni (Cup) a cui fare riferimento a livello regionale o infraregionale, che includerà sia gli erogatori pubblici sia i privati convenzionati.
Chi prenoterà una prestazione tramite il Cup, ma poi non si presenterà, senza fornire adeguato preavviso, sarà comunque costretto a pagare il ticket. In questo modo, il cittadino dovrebbe essere più incentivato a cancellare per tempo la sua visita, lasciando la possibilità ad altri pazienti che ne hanno bisogno di prenotarsi al posto suo.
Per quanto riguarda le visite e gli esami, tra le novità c’è che ambulatori e laboratori saranno aperti anche di sabato e domenica. E, se ci saranno ritardi rispetto ai tempi previsti per legge, le Asl potranno provvedere ricorrendo a professionisti privati che operano in ospedale o ai privati convenzionati, facendo «saltare la fila» ai pazienti colpiti dal ritardo.