La tecnica è semplice ed efficace. Si riduce di poco la quantità del prodotto e lo si vende allo stesso prezzo della quantità precedente. Ecco cosa sta succedendo in molti punti vendita anche della terraferma veneziana, in particolare super e ipermercati, come denuncia da tempo la nostra associazione. Ora, però, il trucchetto ha fatto breccia anche in alcune pasticcerie mestrine o nei laboratori che forniscono le brioche ai pubblici esercizi, bar in primis. Infatti, come ci è stato segnalato da alcuni soci, anche il famoso cornetto, elemento imprescindibile, assieme al caffè, per la colazione di moltissime persone, in alcuni luoghi è diventato meno ricco. In che senso? Semplice. Per contenere i costi qualche artigiano pasticcere ha deciso di ridurre, a volte in modo drastico, la farcitura interna, creando di fatto brioche praticamente vuote. La prassi, purtroppo, pare sempre più diffusa tanto che, in alcuni casi, il cliente ha protestato senza troppi fronzoli. “Un nostro socio – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – ci ha raccontato che in una pasticceria del centro di Mestre, di cui preferiamo non fare il nome, ha ordinato una brioche alla marmellata e, dopo aver constato che la confettura era quasi inesistente, ha manifestato il proprio malcontento, ricevendo fra l’altro le scuse dell’esercente. Un’altra persona ci ha detto di aver abbandonato la sua pasticceria di riferimento, sempre in pieno centro a Mestre, perché dopo aver provato prima il cornetto al miele, poi, il giorno seguente quello alla marmellata e, infine, quello al cioccolato, ha constato che la farcitura, prima ricca e spalmata in quasi tutta la brioche, ormai era ridotta al lumicino”. Fra le altre cose, prosegue Garofolini, “in alcune casi il costo di quel prodotto arriva fino a 1,50 euro”. Come detto, la tecnica è utilizzatissima anche da alcuni punti vendita, che acquistano e vendono confezioni più piccole per esempio di pasta, riso, prodotti in scatola, perfino birre, allo stesso prezzo proposto con la quantità maggiore.
Chiaramente, inutile dirlo, quello della brioche vuota anche se proposta come farcita non può essere annoverato fra i problemi che assillano i cittadini. Ma, prosegue il presidente dell’Adico, “è lo specchio di un periodo molto complesso per il consumatore, alle prese con un’inflazione da anni 80 che in questo periodo si fa sentire soprattutto sui prodotti alimentari. Certo, alla brioche si può rinunciare, oppure si può cambiare bar o pasticceria. Il problema però è a monte. Le famiglie dal 2022 spendono al mese molto più di prima. La tecnica della riduzione delle quantità di prodotto o della farcitura delle brioche è quantomeno odiosa se non addirittura scorretta”.