Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare. L’inflazionato ma saggio proverbio sembra inventato ad hoc per la politica che, soprattutto in fase di campagna elettorale, vive di promesse mirabolanti che puntualmente non vengono realizzate con la solita scusa: non ci sono i soldi (ma non lo sapevano prima di essere eletti?) E così, per esempio, l’obiettivo di alzare le pensioni minime a mille euro, sogno dell’ex premier Silvio Berlusconi, continuano a rappresentare un miraggio. Ma anche la promessa, più recente e meno a ambiziosa, , di portarle a 800 euro, resta solo un miraggio. E ora, dopo due anni di rivalutazione (leggi, inflazione) record che fra il 2021 e il 2024 ha fatto aumentare il trattamento minimo di oltre 100 euro mensili, nel 2025 i circa 75 mila pensionati veneti che lo percepiscono si troveranno un ritocco all’insù inferiore ai 2 euro. Un’elemosina che però segue per legge l’adeguamento degli assegni previdenziali. Ma il problema è che l’inflazione fissata dall’Istat è stata in realtà molto più alta visto che le due principali componenti, prodotti alimentari ed energia, hanno raggiunto picchi impensabili, creando gravi scompensi nei bilanci familiari.
Ricordiamo che nel 2021 la pensione minima si attestava a 515,58 euro. Nel 2022 l’aumento è stato di dieci euro circa (525,38 euro) dato che l’anno prima, il 2021 appunto, i rincari sono rimasti contenuti. Nel 2023 il governo l’ha innalzata a 567,94 euro e nel 2024 a 617,89 euro, 102,31 euro in più. Nel 2025 l’aumento sarà minimo perché l’inflazione si è attestata a livelli bassi, attorno all’1%. Per i pensionati con trattamento minimo si tratta di una mancetta che comunque non farà recupererà l’inflazione monstre accumulata negli ultimi anni.
“La questione della rivalutazione è davvero grottesca – commenta Carlo Garofolini, presidente del governo -. Chiariamoci, lo strumento è fondamentale per tutelare, almeno in parte, il potere dei nostri anziani. I vari governi che si sono succeduti, però, hanno utilizzato spesso questo meccanismo per fare cassa riducendo la percentuale di adeguamento per i redditi superiori a quattro volte il trattamento minimo. Poi, cosa davvero disonesta, l’attuale governo si è attestato il merito di aver aumentato di molto le minime nel 2023 e nel 2024, ma non dice che in realtà era obbligato a farlo essendoci la rivalutazione. Non è neanche giusto dire che è colpa del governo se le minime cresceranno di 1,8 euro al mese nel 2025, perché, appunto, i rincari dell’anno in corso sono stati contenuti. Bisogna invece incolpare l’esecutivo perchè, per pura propaganda, promette da tempo un innalzamento deciso del trattamento fino a 800 euro. Così si illudono solo i poveri pensionati che sono costretti a fare sempre più rinunce, anche sul fronte delle cure sanitarie”.