Quanto tempo serve per cancellare una multa chiaramente non dovuta perché il destinatario è deceduto e i familiari hanno rinunciato all’eredità? All’apparenza, poco, pochissimo. Ma a volte (meglio, spesso) la burocrazia in Italia è molto più lenta di una lumaca come dimostra la vicenda di B.M., pensionata di MIra (Venezia) che ha dovuto attendere un lustro e l’intervento finale e risolutivo di Adico, prima di veder riconosciuto il proprio diritto e dopo aver rischiato seriamente il fermo amministrativo dell’automobile.
Le tappe della vicenda la dicono lunga sui meccanismi a volte oscuri, più spesso assurdi, che animano alcuni organi delle pubbliche amministrazioni, in questo caso la Polizia Municipale di Trapani.
E’ il 2 dicembre del 2019 quando A.D., marito della pensionata mirese, commette un’infrazione al codice della strada mentre si trova nel Comune siciliano. Una piccola violazione da 86,50 euro, nulla di particolarmente grave. Purtroppo proprio il giorno di Natale l’uomo viene a mancare e quel verbale cade per così dire nel dimenticatoio. Fino all’8 marzo del 2020 quando la moglie del defunto riceve la contravvenzione in quanto la Polizia locale di Trapani ha accertato nei giorni precedenti il decesso dell’uomo. Il 3 novembre dello stesso anno, però, la pensionata di Mitra comunica innanzi al Tribunale di Venezia la rinuncia all’eredità e comunica anche al Comune siciliano tale decisione, naturalmente tramite canali legali, ovvero via Pec. Nessuna risposta. Il tempo trascorre inesorabile e quella sanzione non rientra neppure nei più remoti ricordi. Nel 2024, però, B.M. riceve una cartella esattoriale con cui la Polizia municipale del Comune siciliano richiede il pagamento della multa, naturalmente con un importo più che raddoppiato a causa di more e diritti vari. Armandosi di pazienza, la pensionata invia un’altra pec ai diretti interessati ribadendo di aver rinunciato all’eredità per cui non deve nulla a nessuno. Tutto risolto, insomma? Neanche per idea. A febbraio 2025, dunque un mese fa, ecco l’inattesa e sgradita novità: un preavviso di fermo amministrativo della macchina, ovviamente sempre per quella maledetta sanzione. A questo punto la donna, impotente di fronte alle continue richieste provenienti da Trapani, decide di rivolgersi all’ufficio legale dell’Adico che invia una diffida in Sicilia. Risultato? Qualche giorno fa dalla Città di Trapani il comando della Polizia locale comunica che sì, quel pagamento non è dovuto, e la questione è dunque chiusa. Ma, aggiungiamo noi, solo dopo l’intervento dell’associazione.
“Naturalmente ormai non ci stupiamo più di nulla – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – ma possiamo comprendere cosa possa pensare un cittadino quando si scontra con i meccanismi di una burocrazia che a volte sembra davvero sorda di fronte alle istanze della gente per così dire normale. Di fatto la pensionata, dopo aver tentato in tutti i modi di far valere le proprie ragioni, ha dovuto affidarsi a una associazione che tutela i consumatori. Naturalmente noi siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto fra l’altro in pochissimo tempo. Vorremmo però capire cosa succeda a volte nelle amministrazioni pubbliche perché è impensabile che un cittadino da solo, pur muovendosi in modo impeccabile, venga totalmente ignorato. Fino a che non arriva una comunicazione dell’ufficio legale di una associazione dei consumatori”.