Due cartelle esattoriali e un sollecito di pagamento per canoni Rai non dovuti. L’odissea di due sorelle mestrine “prese di mira” dalle Entrate

Mestre. Sono passati quasi dieci anni da quel famigerato luglio 2026 che ha segnato la minirivoluzione per il pagamento del canone Rai. Da quel giorno, infatti, l’imposta (fino ad allora la più evasa d’Italia), è stata inserita nella bolletta dell’energia elettrica, creando grandi malumori fra gli utenti e soprattutto scatenando una marea di incomprensioni, intoppi, contraddizioni, casistiche inaffrontabili.

Ebbene, a distanza di dieci anni, non sono finite del tutto le querelle su questo balzello e sulla sua introduzione nella fattura della luce.

Adico, infatti, sta affrontando una vicenda per lo più paradossale ma che rende l’idea di quanto complessa sia stata l’introduzione di questo nuovo metodo di pagamento. Tanto più se la controparte, in questo caso l’Agenzia delle Entrate, non risponde neppure alle diffide di un legale, come appunto quello dell’Adico.

Il problema riguarda due sorelle mestrina, D.P, 60 anni, e S.P, 57, che vivono nella stessa abitazione. La prima, però, ha la residenza ma non è l’intestataria delle bollette. La seconda, invece, non ha la residenza ma ha il domicilio ed è “titolare” delle fatture e, in particolare, di quella della luce in cui è inserito l’importo del canone (una tranche, perchè la tassa è spalmata su più bollette nell’arco dell’anno).

Lo scorso ottobre, però, D.P ha ricevuto una prima cartella esattoriale con la quale l’Agenzia delle Entrate la esortava a pagare il balzello Rai dell’anno 2021/2022 per un totale di 234,67 euro. La donna si è dunque rivolta all’Adico per contestare la richiesta dato che l’utenza elettrica riferita a quell’appartamento (quindi anche il canone) risulta regolarmente pagata. A sostegno della tesi difensiva, l’ufficio legale dell’associazione ha allegato la dichiarazione sostitutiva di certificazione di domicilio di S.P. e la dichiarazione del fornitore dal quale di evince che la stessa persona domiciliata e non residente nella casa aveva pagato le bollette.

L’Agenzia non ha però risposto alla contestazione e anzi, a gennaio, ha inviato una seconda cartella con la stessa motivazione della prima ma questa volta il canone in questione sarebbe quello del 2016/2017: importo 251,23 euro. Dall’Adico è dunque partita una seconda diffida – con le stesse certificazioni della prima – riferita alla nuova cartella esattoriale.

Le Entrate anche in questo caso non hanno risposto e, anzi, ci hanno messo il carico da undici. Come? Inviando qualche giorno fa un sollecito di pagamento per la prima cartella, quella relativa al 201/22. Una vera e propria beffa che lascia sbalorditi e che costringe l’associazione alla terza (e si spera definitiva) contestazione.

“Non riusciamo a capire se le lettere non giungano a destinazione – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – il che ci appare molto strano visto che nel nostro lavoro abbiamo scritto una miriade di volte sia all’Agenzia delle Entrate-Riscossione sia alla direzione provinciale di Torino -ufficio canone Tv, ricevendo le relative risposte. Oppure se le diffide non vengano lette. O, infine, se vengano lette ma nessuno senta la necessità di rispondere che fra tutte sarebbe l’eventualità più grave. Ora mandiamo la terza contestazione sperando che una volta per tutte si interrompano queste indebite richieste di pagamento. Ci chiediamo però se sia giusto dover lottare in questo modo, con relative perdite di tempo da parte delle dirette interessate, o se sia giunto il momento che gli enti pubblici inizino a rapportarsi in modo più corretto con la cittadinanza perché in realtà situazioni del genere, anche con altri enti, non sono così rare“.

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