Mestre. C’è la denuncia delle “vittime”, c’è il successivo intervento dei Carabinieri, c’è addirittura un video che immortala il fattaccio: il furto del monopattino all’interno del liceo scientifico Ugo Morin della Gazzerao. Però, per l’assicurazione che dovrebbe coprire l’evento nefasto, manca un elemento “fondamentale” senza il quale non scatterà alcun rimborso: la foto del catenaccio manomesso dallo scaltro delinquente.
Insomma, siamo alle solite. Ci ritroviamo ancora una volta immersi nel mondo dai contorni kafkiani delle polizze assicurative e soprattutto delle minuscole clausole di esclusione, di fronte alle quali si resta spesso tanto sbalorditi quanto impotenti.
In questo caso protagonista della vicenda (e quindi vittima delle clausole in questione) è uno studente dello stesso Morin e, indirettamente, la madre, M.V., che ora si è rivolta all’Adico per richiedere assistenza all’ufficio legale dell’associazione.
Secondo le prime ricostruzioni del furto, mercoledì 8 aprile, a metà mattinata, un individuo ignoto sarebbe entrato nell’istituto con una bicicletta tutta sgangherata probabilmente attraverso un varco diverso dal normale cancello. Si sarebbe avvicinato a uno dei due gazebo che ospitano le rastrelliere riservate al parcheggio delle bici e di altri mezzi a due ruote e si sarebbe diretto verso un monopattino elettrico. A questo punto, avrebbe manomesso il catenaccio, acceso il veicolo a due ruote e se ne sarebbe andato via indisturbato, portando con sé il catenaccio stesso (che non è stato più ritrovato) e lasciando lì la “sua” due ruote arrugginita.
All’uscita di scuola lo studente derubato si accorge del furto e chiama dunque la madre che lo invita a rientrare nell’istituto per chiedere aiuto o assistenza a qualcuno del personale. Fortunatamente c’è una telecamera che inquadra la rastrelliera dov’è avvenuto il fattaccio. La registrazione verrà recuperata dai Carabinieri durante il sopralluogo avvenuto nei giorni seguenti. Intanto, però, la donna si reca subito in Caserma a presentare denuncia.
A questo punto manca solo l’apertura del sinistro tramite l’assicurazione SPB Italia srl, stipulata all’interno di Mediaworld al momento dell’acquisto del monopattino: 70 euro di polizza per un prodotto acquistato a 330 euro. La donna manda tutta la necessaria documentazione. La descrizione dell’evento, la foto dello scooter, addirittura la fotografia del robusto catenaccio che aveva fortunatamente scattato prima di prenderlo per mostrarlo via whatsapp al figlio non presente in quel momento e la chiave del lucchetto che era rimasta in tasca allo studente derubato. D’altra parte, è lo stesso call center dell’assicurazione (che chiama dalla Tunisia) che invita il cliente a mandare tutto ciò di cui dispone e che potrebbe essere utile, senza specificare qualcosa in particolare.
Nulla da fare, all’assicurazione il materiale inviato non basta per accordare il rimborso. Vuole una foto del lucchetto manomesso dal ladro il quale, però, se ne sarebbe andato via portandoselo con sé. Ma c’è il video, si dirà. Peccato che la legge, in queste occasioni, preveda che il filmato finisca in Procura per l’apertura delle indagini. Come recuperarlo?
“Siamo davvero di fronte a un fatto assurdo – commenta Carlo Garofolini, presidente di Adico -. In effetti, guardando le clausole di esclusione scritte in minuscolo, si legge appunto che per l’indennizzo è necessario anche avere il catenaccio manomesso. Una richiesta che non ha neanche molto senso visto che un furbetto che voglia incassarsi l’assicurazione in modo fraudolento, avrebbe potuto comprare un catenaccio, manometterlo e fotografarlo. Ma i diretti interessati, essendo in totale buona fede, non ci hanno neppure pensato. Ora attraverso l’associazione valutiamo di chiedere alla Procura di accedere al video ma crediamo sia difficile prima della chiusura delle indagini. Questo caso mette ancora una volta in luce una questione che abbiamo spesso evidenziato ovvero la ritrosia da parte delle assicurazioni nel rimborsare il sottoscrittore e la capacità delle compagnie assicuratrici di evitare l’indennizzo tramite clausole di esclusione che sfuggono spesso alla lettura dell’assicurato e che appaiono del tutto illogiche ma soprattutto irrilevanti per la ricostruzione del danno e della sua veridicità. Fra l’altro in questo caso parliamo di un rimborso di poco superiore ai 300 euro per il quale è difficile pensare che qualcuno organizzi una messa in scena così sofisticata. Ci siamo messi in moto, ora valutiamo come procedere per smuovere le acque”.
2 risposte
io per mia fortuna ho avuto poco a che fare con risarcimento da parte di assicurazioni . Quelle poche volte non ho avuto problemi e ritengo che sia solo perché io utilizza compagnia molto seria tramite un agente di primaria importanza e mio amico . è risaputo invece che spesso le compagnie di assicurazione forniscono contratti zeppi di clausole vessatorie . Questo accade soprattutto con auto -beni acquistati con promozioni che obbligano alla apertura di un prestito-leasing con tanto di contratti assicurazioni inclusi .
La problematica non è solo da imputare alle compagnie di assicurazione ma a società che con pochi scrupoli propongono offerte ma con obbligo di finanziamento ,assicurazione ecc
Le compagnie di assicurazione sono spesso compagnie “estere” a loro volta riassicurate con altre compagnie in un gioco perverso di scatole cinesi . QUESTO è QUELLO CHE SI DEVE PERSEGUIRE .
Salve signor Claudio, grazie per l’intervento, in effetti dalla nostra esperienza Vediamo continuamente situazioni in cui l’e assicurazioni fanno di tutto per non riconoscere l’indennizzo anche per esempio in caso di evtni atmosferici estremi. Tante volte la situazione si è sbloccata solo dopo l’intervento del nostro ufficio legale ma non dovrebbe essere così.
In effetti l’unico suggerimento che mi sento di dare in questo campo, è quello di controllare minuziosamente le clausole d’esclusione per decidere o meno se aderire alla polizza.
Grazie ancora per aver partecipato al dibattito
Gianluca Codognato
uff. stampa Adico