Proponiamo qui di seguito l’intervento di Carlo Garofolini, presidente di Adico sul quotidiano la Tribuna di Treviso sull’aumento delle rette nelle case di riposo (autrice: Valentina Calzavara)
Treviso. Rette delle Rsa che aumentano e famiglie schiacciate dalle difficoltà a restare a passo con le spese per l’assistenza dei loro cari. Mentre l’inflazione incalza e si riflette sui costi di gestione delle strutture, i cittadini sono alle prese con un potere d’acquisto sempre più basso. Ci si scopre tutti più poveri. E’ in questo contesto di crisi che interviene Carlo Garofolini, presidente Adico, commentando i recenti aumenti delle rette in casa di riposo, oltre 700 euro in più all’anno.
“La situazione non è più sostenibile e il punto focale è chiaro e non più rinviabile: le persone ricoverate nei cenri servizi non sono ospiti in regime alberghieri ma pazienti che devono rientrare a pieno titolo in un regime sanitario di presa in carico come stabilito anche dalla Cassazione”.
Per Adico continuare a considerare queste condizioni come “alberghiere” significa partire da un presupposto sbagliato. Rileva Garofolini: “parliamo di persone affette da patologie complesse, che hanno bisogno di assistenza sanitaria continuativa. Eppure oggi si continua a chiedere loro e alle famiglie di sostenere rette elevate, giustificate come costi di ospitalità, quando in realtà si tratta di bisogni “sanitari”.
Il tema è stato posto dall’associazione anche alla Regione Veneto, chiedendo il rispetto della sentenza della Suprema Corte. “Rappresentiamo una quarantina di famiglie – alcune anche dalla provincia di Treviso che hanno aderito alla nostra iniziativa: chiedono alla Regione che venga riconosciuto un principio semplice, cioè che chi soffre di determinate patologie non debba pagare rette alberghiere e abbia diritto anche ai rimborsi. E’ inaccettabile che il sistema sanitario continui a scaricare i costi sulle famiglie”.
Le conseguenza sono serie: la fasce più deboli pagano il prezzo più alto. “Ci sono coppie in cui uno dei due coniugi è ricoverato e l’altro non riesce più a sostenere nemmeno le spese quotidiane. Famiglie costrette a vendere la nuda proprietà della casa o ipotecarla per pagare rette che arrivano anche a 3mila e 700 euro al mese. E quando le risorse finiscono cosa succede? Questo sistema non offre risposte”, rimarcano dall’Adico.
La strada suggerita è di investire sul personale, rispondere ai bisogni dei pazienti e garantire servizi adeguati e differenziati in base al tipo di gravità. Prosegue Garofolini: “l’assistenza non può essere standardizzata in base al numero di ospiti ma deve essere rimodulata. C’è chi è completamente allettata e chi è ancora autonomo. Allo stesso tempo il terzo settore deve avere un ruolo di integrazione per costruire un sistema più flessibile e vicino alle persone. Siamo di fronte a una vera emergenza sanitari e demografica. Un impegno che non va posticipato”.
Per accedere al servizio di Adico per il rimborso delle rette pagate da malati di alzhaimer è sufficiente contattare l’associazione allo 041-5349637 (dal lunedì al venerdì 9-13 e 15-19.
Ricordiamo che per poter procedere con un’azione legale, è necessario avere il certificato, la cartella clinica e la diagnosi conclamata di malattia di alzheimer. Bisogna poi precisare il periodo di ricovero in struttura (successivo alla diagnosi) e essere in possesso della copia del contratto e delle fatture pagate alla casa di riposo per la quota alberghiera della retta.