La mappa dei redditi nel Comune di Venezia, ecco chi dichiara di più

da la Nuova Venezia (autrice Leila Clara Falconi)

MESTRE Dai 40mila euro medi annui da lavoro dipendente nel sestiere di Santa Croce ai 21mila e 18mila rispettivamente di Marghera e Burano. Il doppio, praticamente, nonostante siano tutti nella stessa città. Per questo, all’associazione mestrina dei consumatori Adico, si sono chiesti quanto guadagnano i veneziani, quartiere per quartiere. Ma soprattutto cosa raccontano quei numeri in ciascuna parte della città. L’indagine sui redditi medi annui 2024 non si limita infatti a fotografare le dichiarazioni fiscali nei vari quartieri del Comune di Venezia, ma diventa anche uno strumento per leggere la composizione sociale delle varie zone e capire quali servizi e interventi dovrebbero essere pensati in base a chi ci vive.
I CONTI
L’analisi parte dai dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. «Abbiamo suddiviso Venezia in 17 Cap tra centro storico, Mestre, Favaro e Marghera, mettendo a confronto pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi. Tutti fanno le classifiche dei redditi città per città – spiega Gianluca Codognato di Adico -, noi invece abbiamo voluto analizzare quartiere per quartiere, perché così emergono differenze che altrimenti resterebbero nascoste». E le diversità emergono chiaramente. Ci sono aree dove i redditi medi risultano più alti, come San Polo, e quartieri dove invece la situazione economica appare più fragile.
Ma il punto, secondo Adico, non è soltanto stabilire quali siano le zone “ricche” e quelle “povere”. «Il reddito diventa lo specchio della situazione sociale del quartiere e degli interventi che andrebbero fatti in quella zona – osserva Codognato -. Ci vogliono politiche differenti per ciascun quartiere, andando a considerare dove si concentra la percentuale di persone più fragili, che possono essere famiglie o anziani. Le scelte pubbliche non possono essere identiche ovunque: cambiano le esigenze, cambia l’età media, cambia il tessuto sociale».
LE DIFFERENZE
Il peso dei pensionati resta infatti molto elevato soprattutto in laguna, dove l’invecchiamento della popolazione continua a incidere sulla vita quotidiana dei quartieri. «Dove ci sono più pensionati bisogna pensare a servizi diversi. Serve il negozio di vicinato, quello di alimentari sotto casa, perché tante persone anziane hanno difficoltà anche solo a raggiungere un supermercato». Situazione differente invece in alcune aree della terraferma, dove la composizione dei contribuenti richiede altre priorità. «Guardando i redditi si possono fare dei ragionamenti. È possibile notare come Marghera sia la zona a soffrire di più».
Nell’analisi Adico non passa inosservato nemmeno il tema fiscale. Dalla tabella emerge infatti che il grosso dell’Irpef continua a essere sostenuto da lavoratori dipendenti e pensionati. «L’87,59% dell’Irpef, quindi quello che serve per il welfare, viene pagato da queste categorie, cioè da chi le tasse le paga direttamente alla fonte e non può evadere». Molto più bassa invece la quota attribuita ai lavoratori autonomi, che secondo l’associazione pesa per l’1,57% del totale. Un dato che riapre inevitabilmente il tema dell’evasione fiscale. «È un argomento delicato, però è evidente che sulle partite Iva il problema dell’evasione resta molto forte».
Lo studio si concentra sui redditi 2024, gli ultimi disponibili da parte del Mef. Ma lo sguardo è già rivolto al futuro, che non appare roseo. «Ci sarà forse una crescita attorno all’1%, ma non basterà. Energia, carburanti e costo della spesa stanno mettendo in difficoltà tantissime famiglie». Una pressione che rischia di pesare soprattutto sui quartieri economicamente più fragili, quelli dove secondo Adico la prossima amministrazione dovrà concentrare maggiore attenzione e servizi mirati.

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