Mestre. Se la merce delle gioiellerie fosse commestibile, e magari in grado di fornire un giusto apporto di vitamine e di fibre, per le tasche delle famiglie mestrine potrebbe essere un manna dal cielo. Visti i prezzi che hanno raggiunto nell’ultimo periodo frutta e verdura, infatti, la battuta più inflazionata in città è proprio questa: “mi costa meno andare in gioielleria che dal fruttivendolo”. Una paradosso in grado di riassumere, però, quello che si sta vedendo in tutti in punti vendita della città (ma c”è da supporre che il problema sia diffuso ovunque), dai mercati ai negozi fino ai centri commerciali. Un esempio su tutti? Il prezzo del radicchio rosso tardivo. E’ vero, la primizia di questo prodotto è sempre molto cara. Però quest’anno il prezzo iniziale ha superato in alcuni casi il 20 euro al chilo mentre ora si è stabilizzato attorno ai 15. Di fatto, parliamo di costi superiori almeno del 70% (se non del doppio) rispetto all’anno passato. Ma è cresciuto anche il prezzo di altri prodotti come costa e cicoria (da 2,80 al chilo sono passati a una media di 3,80 euro, con un incremento del 35%), i finocchi (da 3,50/3,80 euro al chilo a 4,90 euro, più 32%) e altro ancora.
La causa di questi rincari, al netto delle speculazioni (che non mancano mai), è legata ovviamente al clima e in particolare al caldo che ormai caratterizza anche i mesi autunnali. Il radicchio tardivo subisce proprio questo trend meteorologico, essendo un prodotto che necessita di temperature più fresche di quelle attuali. E nei prossimi mesi si intravede un’inflazione consistente (derivante da una penuria dell’offerta) su altra frutta come gli agrumi, che arrivano da regioni come la Sicilia dove si registrano condizioni climatiche impazzite. Molti prodotti della terra, soprattutto estivi, arrivano anche dall’Emilia Romagna che, come mostrano anche le cronache delle ultime settimane, è ancora una volta soggetta ad alluvioni e allagamenti che distruggono i raccolti.
E così i portafogli dei mestrini rischiano di svuotarsi proprio a causa di quei prodotti che fanno bene alla salute e che sono obbligatori e quotidiani in qualsiasi dieta sana. Ricordiamo che, secondo i dati Istat rielaborati da Adico, in media una famiglia che vive in provincia di Venezia nel 2023 ha speso mensilmente circa 48 euro al mese per la frutta contro i 45 euro dell’anno precedente (+ 6,6%, 36 euro in più in un anno). Per la verdura, invece, ha sborsato 68 euro rispetto ai 60 del 2022 (+13%). La sensazione è che i rincari del 2024 – che l’Istat certificherà il prossimo anno – saranno a due cifre.
“Sappiamo che il clima sta mettendo in grande difficoltà i raccolti – commenta Carlo Garofolini, presidente di Adico – e che dunque inevitabilmente i costi lievitano. Però ci sono prodotti, come appunto il radicchio tardivo, che sono partiti con il botto quest’anno a livello di prezzo. Le persone ci scrivono, ci inviano le foto con i cartelli che indicano i costo di frutta e verdura. Ci dicono che a questo punto è più conveniente mangiare solo pesce, o comprare un gioiello. Ma al di là dell’ironia i rincari dei prodotti della terra rappresentano un vero e proprio guaio e il perché è ovvio. Frutta e verdura non dovrebbero mai mancare a tavola, sono la base di una alimentazione sana ed equilibrata, aiutano a prevenire malattie più o meno gravi. Con questi prezzi, però, inevitabilmente i cittadini ne limiteranno l’acquisto e quindi il consumo. Poi ci sarà come sempre chi specula per questo chiediamo i cittadini di segnalarci eventuali anomalie”. Ma cosa fare, dunque, per affrontare questo salasso? “Purtroppo esiste un solo modo – conclude Garofolini – per aiutare le famiglie ad arrivare a fine mese mangiando ancora le giuste quantità di frutta e verdura bisogna aumentare gli stipendi. Un refrain che ripetiamo ogni giorno, non da soli per fortuna, ma che rappresenta una delle principali necessità, se non la principale, dell’intero Paese”.