Salari fermi, carrello della spesa in netta salita. Come ricordiamo spesso anche attraverso le nostre indagini, fare gli acquisti al supermercato sta diventando sempre più costoso e molte famiglie hanno dovuto ridurre i consumi, rinunciare a diversi prodotti di alta gamma, raggiungere discount anche lontani per inseguire un risparmio che è spesso pia illusione (anche se la scelta del punto vendita può essere d’aiuto per il portafoglio). L’Istat, come riportiamo nell’articolo pubblicato qui sotto (Fonte: Il Fatto Quotidiano) ha certificato che dal 2021 i prezzi dei beni alimentari si sono impennati del 25% mettendo in ginocchio soprattutto i nuclei familiari con i redditi più bassi. D’altra parte il carrello della spesa compone una parte importante degli esborsi totali mensili, in particolare per le famiglie con figli. Secondo L’Istat, nel 2024 la persona sola con età compresa fra 18 e 34 anni ha speso per i prodotti alimentari 295 euro al mese, quella 35-64 anni, 340 euro, l’anziano over 65, 346 euro. La coppia senza figli (età 18-34 anni), 450 euro, quella con un’età fra i 35 e i 64 anni, 550 euro, invece i due anziani ultra65enni, circa 570 euro. La famiglia con un figlio ha dovuto sborsare per il carrello della spesa 680 euro, quella con due figli, 770 euro. Il nucleo con tre e più figli ha pagato per i prodotti alimentari 820 euro. Il monogenitore, infine, 550 euro. “Queste cifre ci raccontano una realtà non più sostenibile – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – dal 2022 i prezzi sono schizzati alle stelle e ora continuano a salire. Ormai è più economico andare in gioielleria che in supermercato. Invochiamo sempre la necessità di aumentare salati e pensioni per proteggere il potere d’acquisto dei cittadini. Ma forse servono anche interventi più radicali. Come ad esempio un portale a livello comunale in cui i punti vendita siano chiamati a pubblicare, almeno a scadenza settimanale, i prezzi dei principali beni di prima necessità. Potrebbe essere un modo per favorire l’abbassamento generale dello scontrino grazie a una concorrenza più trasparente oltre che per consentire ai consumatori di scegliere il supermercato più conveniente”.
Ecco qui di seguito l’articolo del Fatto Quotidiano relativo agli aumenti dei prodotti alimentari dal 2021 a oggi.
Riempire il carrello della spesa è sempre più complesso per gli italiani. Mentre i salari reali restano sotto i livelli del 2021, negli ultimi quattro anni i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%. È quanto rivela l’Istat nella nota sull’andamento dell’economia italiana: si tratta di un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%). I beni alimentari (che comprendono cibo, bevande e tabacchi), spiega l’Istat, rappresentano nel 2025 oltre un quinto del valore economico dei beni e servizi consumati dalle famiglie italiane. Il solo cibo rappresenta, in media, il 16,6% della spesa. Tra l’altro trattandosi di beni in prevalenza necessari, gli incrementi dei listini hanno un impatto rilevante sul potere di acquisto delle famiglie, “soprattutto quelle a più basso reddito in considerazione della maggiore quota dei beni alimentari rispetto al totale dei consumi”.
Incrementi maggiori per vegetali, latte, formaggi e uova
Nel dettaglio, gli alimentari freschi (o non lavorati) sono aumentati più di quelli lavorati (+26,2% e +24,3% rispettivamente). Il prezzo del cibo, a settembre 20255 è cresciuto del 26,8% rispetto ad ottobre 2021, con incrementi maggiori per i prodotti vegetali (+32,7%), latte, formaggi e uova (+28,1%) e pane e cereali (+25,5%). Le cause dell’eccezionale crescita dei prezzi, spiega l’Istat nella nota, “sono individuabili in una combinazione di fattori, di natura soprattutto esterna”. A partire dalla seconda metà del 2021, “sono iniziate a manifestarsi pressioni al rialzo dei prezzi internazionali delle materie prime alimentari dovute alla fase di ripresa economica post pandemica“. Si aggiunge poi, a partire dal febbraio 2022, “l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni internazionali (blocco delle importazioni di gas naturale) nei confronti della Russia hanno determinato forti pressioni inflattive sui beni energetici, nello stesso periodo hanno continuato a crescere i prezzi delle materie prime alimentari”. Fenomeno che, specifica l’Istituto di statistica, non ha riguardato solo l’Italia ma è stato diffuso e ha colpito altri paesi europei anche con maggiore intensità.