Dal 2017 il Comune di Palermo le richiede l’Imu non dovuto. Grazie ad Adico pensionata siciliana residente a Mestre ottiene l’annullamento della cartella

Ci sono voluti ben nove anni ma alla fine, grazie all’intervento dell’Adico, tutto è stato risolto. Il problema, però, è che non si parla di un cold case che giustificherebbe tempistiche così dilatate. La vicenda, semmai, si incentra su un più banale problema fiscale, un’imposta, l’Imu, richiesta dal Comune di Palermo a una utente (ora residente a Venezia) che di fatto ne era esente, come più volte dimostrato dalla stessa. Di fatto solo l’intervento di Adico ha dipanato una matassa che si era imbrogliata da quasi due lustri.

Tutto parte ancora nel 2017 quando F.D., pensionata 75enne mestrina, riceve dall’Agenzia delle Entrate, a nome del comune di Palermo, una ingiunzione di pagamento di 356,72 euro per l’imposta municipale unica (Imu), teoricamente non onorata dalla contribuente.

Inizia qui un lungo braccio di ferro che sembra destinato a non terminare mai. Sempre nel 2017 la pensionata respinge la richiesta di pagamento visto che la casa in cui vive gode del diritto di abitazione coniugale. Ovvero la madre, vedova, aveva acquisito appunto un diritto di residenza come prima casa che è stato trasferito poi alla figlia. Insomma, l’Imu non è dovuta.

Tutto sembra risolto e in effetti lo è (o lo sarebbe) visto che nel 2020 il Comune di Palermo protocolla l’istanza di annullamento/rettifica di accertamento Imu, senza però comunicarlo alla pensionata.

Nel 2022, però, l’Agenzia delle Entrate – sempre su mandato dell’amministrazione palermitana – riscrive alla donna intimandole ancora una volta il pagamento. A questo punto F.D. si rivolge all’Adico che, tramite il proprio ufficio legale, scrive all’Agenzia e al Comune siciliano per ribadire la propria posizione: nulla è dovuto per l’Imu, la richiesta di esenzione è già stata accolta e protocollata nel 2020.

Alcune settimane fa la pensionata, ormai esausta, riceve l’ennesimo sollecito per questa imposta non dovuta. A quasi dieci anni di distanza la questione è ancora aperta. Sembra grottesco ma è così.

Serve un altro intervento di Adico che riscrive all’Agenzia delle Entrate ribadendo per l’ennesima volta l’illegittimità della richiesta. L’Agenzia, com’è giusto, scarica le colpe sul Comune di Palermo che continua ad affidarle queste riscossione.

L’associazione riscrive ancora una volta sia alle Entrate che all’amministrazione siciliana ma questa sembra la volta buona. Il Comune si rende conto dell’errore e soprattutto verifica l’annullamento dell’imposta così come protocollato nel 2020. E finalmente, la vicenda si chiude (si spera…).

“Qualche giorno fa – commenta Carlo Garofolini, presidente di Adico – la nostra socia è venuta a ringraziarci per l l’esito della pratica. E nel farlo ha proposto una riflessione che facciamo nostra da tempo: ma se on ci fossero realtà tipo la vostra, come farebbero i cittadini a risolvere i propri problemi quotidiani? E in effetti lo diciamo spesso: il cittadino utente da solo molto spesso non ottiene alcun risultato e deve per forza appoggiarsi a professionisti per uscire dall’impasse. Questa vicenda è emblematica perché tutto doveva essere risolto nove anni prima, appena invita dalla pensionata la contestazione alla prima cartella. Alla fine solo il nostro intervento ha risolto una querelle che rischiava di trascinarsi per anni”

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