Mestre. Prima hanno atteso oltre un anno per l’intervento, il semplice spostamento del contatore del gas. E ora si ritrovano da circa un mese proprio senza gas e quindi, in particolare, senza acqua calda. Un elemento irrinunciabile soprattutto se all’interno dell’abitazione vivono persone anziane, come in questo caso, costrette a lavarsi a pezzi con l’ausilio di un pentolino.
La vicenda testimonia in modo emblematico la lentezza di alcuni meccanismi soggetti a iter burocratici lunghi e farraginosi, che rallentano interventi all’apparenza ordinari creando disagi e disservizi al cittadino nella sua veste di fruitore del servizio.
Tutto inizia circa un anno fa quando G.V., 70enne mestrino, la sorella e il cognato 83enne, che risiedono tutti nello stesso alloggio a Mestre, zona Carpenedo, in via Duran, richiedono al proprio fornitore, Enel Energia, lo spostamento del contatore del gas per compiere alcuni lavori di ristrutturazione all’interno della casa. Enel, dunque, contatta Italgas che invia i propri tecnici per un sopralluogo a seguito del quale viene rilasciato un preventivo da circa 7 mila e 250 euro. Pochi giorni dopo viene effettuato dai diretti interessati il pagamento integrale della cifra richiesta.
A questo punto lo spostamento del contatore sembra cosa fatta, l’intervento dovrebbe avvenire entro un mese dal preventivo. Ma qui iniziano le complicazioni e soprattutto lo scaricabarile fra Enel, Italgas e perfino il Comune di Venezia, chiamato in causa per la messa in sicurezza della strada durante l’operazione.
Il tempo passa e l’intervento intanto non viene effettuato. La famiglia decide dunque di affidarsi ad Adico per farsi assistere anche considerando al rilevanza della cifra sborsata.
Fortunatamente le diffide inviate dall’associazione a tutti e tre gli attori in scena, Enel Energia, Italgas e Comune, sortisce l’effetto sperato. Il 19 marzo 2026, a quasi un anno dal preventivo, la stessa Italgas si reca nell’immobile ed effettua lo spostamento del contatore mettendo però i sigilli al misuratore, come vuole la prassi. Nei giorni successivi, G.V. stipula un nuovo contratto di fornitura con Enel e, a questo punto, i sigilli andrebbero tolti.
Eppure, a distanza di circa un mese e nonostante i numerosi solleciti e la corposa documentazione prodotta, il contatore è ancora chiuso e chi vive in quella casa è costretto da settimane a lavarsi con un pentolino riscaldato, vista la totale assenza di acqua calda.
“In questa situazione – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – riteniamo che vi siano stati delle mancanze da parte dei soggetti coinvolti nello spostamento del contatore. Rileviamo che il sopralluogo e il preventivo sono stati effettuati in tempi congrui. Una volta che la famiglia ha pagato il 7 mila e 250 euro richiesti, pare che tutto si sia fermato, in un gioco di rimpalli di responsabilità che sono sfociati nella beffa finale: i sigilli che ancora oggi impediscono l’erogazione del gas. Fortunatamente nel corso degli anni Adico ha instaurato buone relazioni con Italgas il che ha di certo permesso di accelerare un intervento fermo da mesi. Ora manca l’ultimo fondamentale step, la rimozione del sigillo che speriamo avvenga nei prossimi giorni, come ci è stato comunicato. Resta l’amaro in bocca per una vicenda che doveva e poteva concludersi molto prima”.