Di tutto, di più. C’è chi è rimasto incastrato fra le porte automatiche di un negozio, chi è scivolato sulla ciliegia adagiata a terra dal fruttivendolo, chi si è inciampato sul carrellino al supermercato, chi caduto a causa di lavori non segnalati, chi si è inciampato in una buca o cozzando contro una radice di un albero affiorante dal marciapiede. Sono moltissimi i casi seguiti da Adico in questi ultimi mesi nell’ambito di un argomento, il risarcimento danni, che apre da sempre contenziosi molto complessi e dagli esiti per lo più incerti.
Gli indennizzi, che nella maggior parte delle vicende apparirebbero scontati, si scontrano sempre con la rigidità (che a volte pare sfiorare la malafede) della assicurazioni le quali, a seguito di perizie spesso lunghe e non facilmente decifrabili, fanno di tutto per negare quello che a tutti gli effetti appare come un legittimo risarcimento.
La nostra associazione ingaggia molte volte lunghi “duelli” con la polizza che dovrebbe coprire il danno, trovandosi ad affrontare motivazioni e clausole di esclusioni che potremmo definire in molti casi surreali e assurde. Ma l’importante è non demordere perchè spesso le perizie contro la vittima vengono smontate senza che le stesse assicurazioni possano proseguire nella propria strada “negazionista”.
“Ogni volta che ci troviamo di fronte alla richiesta di un risarcimento danni – sottolinea Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – restiamo basiti di fronte all’atteggiamento della compagnia assicurativa che, quasi per principio, alla prima richiesta di indennizzo risponde sempre no, addossando la causa del sinistro alla vittima stessa. Lo abbiamo visto, per esempio, nelle questioni riguardanti i danni da alluvione. Quando poi si tratta dei classici infortuni da cadute, apriti cielo, bisogna iniziare una battaglia che richiede davvero molto tempo e un grande impegno per essere vinta. Ma noi siamo abituati a combattere contro quello che può apparire un muro di gomma impenetrabile. Chiaro, però, che prima di iniziare il contenzioso sia necessario avere a disposizione tutte le armi per ottenere la vittoria“.
Nai casi di infortuni relativi a cadute, quelli che in linea di massima richiedono l’intervento di un ortopedico (se va bene), è fondamentale produrre una documentazione fotografica che possa dimostrare come l’evento nefasto sia avvenuto non per imperizia della vittima ma per una “mancanza” da parte della struttura in cui è avvenuto l’incidente o dell’amministrazione locale, quando si tratta di un infortunio occorso per esempio lungo un marciapiede o una strada. Per poter sperare di ottenere un risarcimento, è praticamente obbligatorio avere anche dei testimoni senza i quali non è possibile aprire il sinistro. Se poi nel contesto della situazione è intervenuto anche un organo accertatore, come un vigile, allora per l’assicurazione è pressoché impossibile porre alcun veto.
Per chi volesse procedere nella richiesta di indennizzo, può contattarci allo 041-5349637 dal lunedì al venerdì (9-13 e 15-19).
2 risposte
Faccio presente che ho avuto un serio infortunio del quale né porto ancora le conseguenze al piede incastrato in una buca coperta di foglie secche e sporcizia davanti all’ ingresso di una banca in suolo pubblico. Il tutto fotografato e documentato con intervento del pr soccorso dell’ ospedale di Mestre. Il fatto è stato preso in carico dalla vs associazione e chiuso senza che l’assicurazione avesse informato né avvocato né la vittima.
Il tutto si è concluso negativamente dopo lunghi 5 anni di telefonate da parte mia e qualche diffida dell’ avvocato.
Ritengo che c’erano le prove evidenti
Anche con telecamera della banca mai visionata e transennamento dell’ area da parte della polizia municipale per alcuni mesi, finché non hanno tappato la buca con asfalto, oltre agli oggetti frantumati degli occhiali da vista e da sole e del cellulare.
Tutto scemato pur avendo piena ragione. Sono molto delusa del risultato. Nel mio caso sfortunata???
Gentile signora, ferma restando l’amarezza per non aver portato a casa il risultato sperato, la sua vicenda in realtà è l’emblema della complessità di queste pratiche ma dimostra anche come Adico abbia tentato in tutti i modi e nel corso di vari anni di ottenere il risarcimento. Nel suo caso specifico, da quanto abbiamo ricostruito con il legale che l’ha seguita, abbiamo inizialmente tentato un “dialogo” con l’amministratore del condominio al quale appartiene lo spazio in cui è purtroppo caduta. L’amministratore è stato latitante due anni poi, quando è arrivato quello nuovo, finalmente si è potuto aprire il sinistro e si è avviata una trattativa stragiudiziale con l’assicurazione. Di fatto, però, lei non ha portato concretamente testimoni che potessero confermare la dinamica di quanto accaduto anche se è stata soccorsa dalle dipendenti della banca. Impossibile poi richiedere i filmati delle telecamere a due anni di distanza dal fatto. La via stragiudiziale non ha dato esito positivo e a questo punto il nostro legale ha vivamente sconsigliato la causa trattandosi di una questione economicamente non molto rilevante per la quale non sarebbe stato il caso di andare in Tribunale sborsando cifre importanti a fronte di un esito del tutto incerto.
Da parte nostra, come abbiamo potuto ricostruire oggi, siamo convinti di aver fatto di tutto e di più per ottenere il risarcimento ma purtroppo gli elementi a disposizioni erano troppo “deboli” per riuscire nell’intento soprattutto considerando la rigidità della polizze assicurative.
Spiacenti per l’esito non positivo ma certi di averle fornito tuta l’assistenza più adeguata, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.
Gianluca Codognato
uff. stampa Adico