Mestre. Quattro casi negli ultimi dieci giorni, altri due (già raccontati dalla nostra associazione) risalenti invece ad alcuni mesi fa. Sei vicende tutte legate da un filo conduttore, la diffamazione, e da una richiesta di risarcimento che varia dai 2 mila e 500 ai 6 mila euro.
Le vicende riguardano cittadini mestrini che si sono rivolti alla nostra associazione perchè raggiunti da una domanda risarcitoria da parte di un grosso studio legale che si occupa di tutelare personaggi più o meno famosi dalle offese ( reali o presunte) ricevute via social.
Le persone teoricamente diffamate sono soprattutto influencer ma in due delle sei pratiche aperte da Adico, la richiesta di risarcimento proviene da soggetti molto famosi, come un cantante di fama nazionale e internazionale e un noto virologo.
Di fatto i sei soci Adico hanno ricevuto una “querela” nella quale vengono accusati di aver offeso gravemente i personaggi in questione con commenti diffamatori nelle piattaforme social, andando oltre al legittimo diritto di critica. Da qui la richiesta di un indennizzo – che, come detto, può arrivare fino a 6 mila euro – per evitare ulteriori azioni legali.
Le denunce sono ben circostanziate e corredate da un report investigativo e dal relativo commento denigratorio. Ma i soci che si sono rivolti all’associazione o negano di essere gli autori della presunta offesa oppure contestando la gravità dell’intervento, ritenuto legittimo e per nulla lesivo della dignità del destinatario.
Adico, dunque, si muove in due direzioni.
Per quattro dei sei casi si contesta la paternità dell’offesa e, in questo caso, si sospetta una possibile omonimia, oppure un raggiro o la clonazione del profilo social. Per le altre due vicende, quelle riguardanti invece il cantante e il virologo, i mestrini che si sono rivolti a noi ritengono ammettono la paternità dell’intervento ritenendolo però assolutamente appropriato e non offensivo. Naturalmente, prima di procedere con la controreplica alle domande risarcitorie, l’ufficio legale dell’associazione ha studiato la documentazione e valutato, nei casi dei due personaggi più noti, la gravità dell’intervento ritenendo giuste le dichiarazioni dei soci.
Alla fine in ballo per le sei vicende seguite da Adico ci sono oltre 20 mila euro.
“Siamo di fronte a un fenomeno che, a questo punto, riteniamo molto diffuso – spiega Carlo Garofolini, presidente di Adico -. Se solo noi seguiamo sei richieste risarcitorie chissà quante ce ne sono in tutta Italia. Ovviamente noi siamo i primi a criticare i commenti offensivi nei riguardi di tutti e sappiamo bene che le piattaforme social rappresentano spesso uno sfogatoio per leoni da tastiera che oltrepassano e di molto il diritto di critica. Ma, di contro, almeno per le casistiche che seguiamo noi, ci pare che le presunte vittime della diffamazione siano a volte soggetti che cercano di guadagnare soldi facili, altre volte individui che, evidentemente, non accettano in nessun caso giudizi negativi. Noi scendiamo in campo a difesa di cittadini che si dichiarano “innocenti”, o perché affermano di non essere gli autori dell’intervento o perché non ravvisano alcuna offesa nel proprio commento, come di abbiamo potuto accertare leggendo le accuse. In ogni caso per sanare le “offese” vengono chiesti molti soldi, oltre alle scuse e alla rimozione del commento stesso, con la minaccia di adire alle vie legali nel caso di mancato pagamento. A noi pare una forma di ricatto, almeno per le storie seguite dal nostro ufficio legale. E faremo valere le ragioni dei nostri soci“.
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Commenti sui social, Adico segue sei mestrini accusati di diffamazione. In ballo oltre 20 mila euro
Mestre. Quattro casi negli ultimi dieci giorni, altri due (già raccontati dalla nostra associazione) risalenti invece ad alcuni mesi fa. Sei vicende tutte legate da un filo conduttore, la diffamazione, e da una richiesta di risarcimento che varia dai 2 mila e 500 ai 6 mila euro.
Le vicende riguardano cittadini mestrini che si sono rivolti alla nostra associazione perchè raggiunti da una domanda risarcitoria da parte di un grosso studio legale che si occupa di tutelare personaggi più o meno famosi dalle offese ( reali o presunte) ricevute via social.
Le persone teoricamente diffamate sono soprattutto influencer ma in due delle sei pratiche aperte da Adico, la richiesta di risarcimento proviene da soggetti molto famosi, come un cantante di fama nazionale e internazionale e un noto virologo.
Di fatto i sei soci Adico hanno ricevuto una “querela” nella quale vengono accusati di aver offeso gravemente i personaggi in questione con commenti diffamatori nelle piattaforme social, andando oltre al legittimo diritto di critica. Da qui la richiesta di un indennizzo – che, come detto, può arrivare fino a 6 mila euro – per evitare ulteriori azioni legali.
Le denunce sono ben circostanziate e corredate da un report investigativo e dal relativo commento denigratorio. Ma i soci che si sono rivolti all’associazione o negano di essere gli autori della presunta offesa oppure contestando la gravità dell’intervento, ritenuto legittimo e per nulla lesivo della dignità del destinatario.
Adico, dunque, si muove in due direzioni.
Per quattro dei sei casi si contesta la paternità dell’offesa e, in questo caso, si sospetta una possibile omonimia, oppure un raggiro o la clonazione del profilo social. Per le altre due vicende, quelle riguardanti invece il cantante e il virologo, i mestrini che si sono rivolti a noi ritengono ammettono la paternità dell’intervento ritenendolo però assolutamente appropriato e non offensivo. Naturalmente, prima di procedere con la controreplica alle domande risarcitorie, l’ufficio legale dell’associazione ha studiato la documentazione e valutato, nei casi dei due personaggi più noti, la gravità dell’intervento ritenendo giuste le dichiarazioni dei soci.
Alla fine in ballo per le sei vicende seguite da Adico ci sono oltre 20 mila euro.
“Siamo di fronte a un fenomeno che, a questo punto, riteniamo molto diffuso – spiega Carlo Garofolini, presidente di Adico -. Se solo noi seguiamo sei richieste risarcitorie chissà quante ce ne sono in tutta Italia. Ovviamente noi siamo i primi a criticare i commenti offensivi nei riguardi di tutti e sappiamo bene che le piattaforme social rappresentano spesso uno sfogatoio per leoni da tastiera che oltrepassano e di molto il diritto di critica. Ma, di contro, almeno per le casistiche che seguiamo noi, ci pare che le presunte vittime della diffamazione siano a volte soggetti che cercano di guadagnare soldi facili, altre volte individui che, evidentemente, non accettano in nessun caso giudizi negativi. Noi scendiamo in campo a difesa di cittadini che si dichiarano “innocenti”, o perché affermano di non essere gli autori dell’intervento o perché non ravvisano alcuna offesa nel proprio commento, come di abbiamo potuto accertare leggendo le accuse. In ogni caso per sanare le “offese” vengono chiesti molti soldi, oltre alle scuse e alla rimozione del commento stesso, con la minaccia di adire alle vie legali nel caso di mancato pagamento. A noi pare una forma di ricatto, almeno per le storie seguite dal nostro ufficio legale. E faremo valere le ragioni dei nostri soci“.
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