Venezia. E’ di sicuro l’atto di riscossione più sgradito ai diretti interessati, perché molte volte inatteso e improvviso, e, per certi aspetti, il più criticabile anche dal punto di vista normativo. Parliamo di quella pratica, fin troppo diffusa, adottata da molti enti, come per esempio l’Inps, che contempla l’intimazione alla restituzione di somme erogate all’utente anche in periodi in cui lo stesso non ne aveva diritto, essendo scaduti i requisiti. Adico, di recente, segue il caso di G.B., disabile mestrino, che per alcuni anni ha ricevuto una specifica indennità legata alla propria condizione fisica e al reddito. Secondo quanto comunicato dall’Ente previdenziale, negli ultimi anni quel diritto sarebbe venuto meno causa il superamento della soglia prevista per godere del beneficio.
In questo modo l’Inps ora chiede a G.B. la restituzione di circa 12 mila euro, con una trattenuta dalla pensione di circa 50 euro per 72 mesi (il massimo di rateizzazione possibile) e con il pagamento degli altri 8.880 euro mediante “avviso di pagamento Pagopa, teoricamente entro 30 giorni.
La questione è per certi versi emblematica e non per la scadenza del requisito reddituale, che può avvenire come nel caso specifico. Il problema è ovviamente un altro. Il beneficio, infatti, è scaduto ancora nel 2021 ma, pur avendo sempre presentato regolare dichiarazione dei redditi, il disabile mestrino ha ricevuto la comunicazione solo in questi giorni, trovandosi appunto con un sollecito di pagamento esorbitante che mette in grave crisi il bilancio familiare.
“Sappiamo benissimo che tali episodi sono all’ordine del giorno – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – e sono soprattutto i pensionati, ma non solo, i principali destinatari di queste richieste. Quando un contribuente riceve le comunicazioni composte spesso di cifre molto importanti, rischia un metaforico infarto. Forse questi Enti non si rendono conto che la gente non dispone di conti correnti faraonici anzi, a volte parliamo di conti a zero cifre. Ci chiediamo dunque se nel 2025, in un mondo dominato dalla tecnologia, sia così ostico effettuare i controlli sui redditi in tempo per così dire reale. Qui l’Ente ci ha messo quattro anni prima di rilevare il superamento delle soglie di reddito, circostanza di cui il nostro socio, non essendo un commercialista, non si era reso conto. Come si può pensare di richiedere la restituzione di importi da migliaia di euro a persone per lo più ignare di aver perso il diritto?”
Naturalmente in questo contesto si possono materializzare situazioni di varia natura partendo dal percettore del beneficio cosciente di non averne diritto. In questo caso, “è molto probabile che il lestofante la faccia franca – prosegue Garofolini – dato che i furbetti sanno benissimo come tutelarsi e come coprire i propri misfatti senza farsi mai scoprire. Inutile dire che nei confronti di queste categorie anche noi siamo intolleranti e chiediamo il massimo dell’irreprensibilità”.
L’altro caso è quello del beneficiario che in buona fede abbia fatto richiesta convinto di averne il diritto per poi, per lo più dopo vari anni, ricevere la lettere dell’Ente in questione con la richiesta di restituzione dell’importo,, in quanto non dovuto. “Questo è un caso ovviamente diverso – prosegue il presidente dell’associazione – anche se non è facile poi individuare la buona fede o meno del cittadino. Tuttavia a nostro giudizio è comunque ingiusto richiedere i soldi indietro dopo vari anni, quando l’importo è diventato insostenibile. Certo non si può pensare che il contribuente abbia messo da parte tutti i soldi percepiti anzi, solitamente gli importi vengono investiti o spesi quindi non ci sono più. Insomma, i riscossori devono muoversi molto prima, all’atto della domanda, per valutare i requisiti. Capiamo che per velocizzare gli iter si richieda molte volte l’autocertificazione, ma non possiamo pensare che per un errore di valutazione, in totale buona fede, dopo diversi anni il cittadino si ritrovi a restituire tutto ciò che ha percepito negli anni”.
Il caso più “odioso” per i beneficiari è la decadenza dei requisiti che può avvenire da un anno a un altro. E’ il caso che stiamo seguendo e che vive della totale buona fede da parte della coppia disabile mestrina che percepiva l’indennità. “Qui parliamo di una indennità che era dovuta per un certo periodo ma poi è saltata per una variazione del reddito – spiega Garofolini -. Una situazione purtroppo non frequente, che necessiterebbe di un diverso approccio da parte dell’ente riscossore perché il contribuente può non percepire la variazione della propria posizione finanziaria, considerando anche i meandri di pagamenti, di incombenze burocratiche, di possibili agevolazioni a cui i cittadini sono chiamati quasi quotidianamente. Questa situazione ci ricorda, per esempio, quella degli automobilisti disabili che non si ricordano della scadenza del pass per la ztl e accumulano una lunga serie di sanzioni prima di rendersene conto. Sarebbe bastata una comunicazione legale, quindi con raccomandata o pec, della vicina scadenza da parte del Comune. Facile, no?”.