Debutta, dal 1° giugno, il nuovo sistema di rimborso per i ritardi in autostrada dovuti a cantieri e blocco del traffico. Per chi paga il pedaggio e resta intrappolato in mezzo a interminabili code, dunque, si prospetta un indennizzo per il disagio e il tempo perso. Ma, in questa prima fase di avvio, ci sono ancora alcune incertezze.
Vediamo, punto per punto, le novità.
Le nuove regole in arrivo dal 1° giugno.
Al pari dei passeggeri di aerei, treni e navi, anche ai viaggiatori su strada viene riconosciuto un “risarcimento” per i disservizi subiti alla regolare circolazione.
Dal 1° giugno, dunque, scatta un sistema di rimborso “automatico” del pedaggio autostradale in caso di disservizi provocati dai cantieri sul manto stradale o per lo stop alla circolazione. Ma occhio: non sarà applicato subito su tutta la rete.
Per ora, infatti, l’onere riguarderà solo le tratte gestite da un unico concessionario. Mentre per i cantieri presenti su percorsi che attraversano più di un gestore, la scadenza slitta al 1° dicembre.
Vige per tutti, invece, l’obbligo di informare sempre gli automobilisti: i concessionari dovranno comunicare preventivamente i lavori programmati sulle rispettive tratte e garantire l’accesso alle informazioni sui disagi attesi.
Ma come si quantifica l’indennizzo?
Quando scatta il rimborso: ritardi cantieri o blocco della circolazione
Lo schema prevede un rimborso variabile in base alla lunghezza del percorso compiuto e all’attesa. Per i ritardi da cantieri, sono previste tre casi: a chi effettua un tragitto di meno di 30 chilometri, il rimborso spetta a prescindere dal ritardo accumulato. Per i percorsi fra 30 e 50 chilometri, invece, si attiva solo se il ritardo supera i dieci minuti. Oltre i 50 chilometri, infine, deve essere di almeno 15 minuti.
L’entità dell’indennizzo è calcolata sulla base di coefficienti fissi messi a punto da ART, che soppesano una componente per l’impatto dei cantieri presenti sul percorso dell’automobilista e un “incremento” in funzione del ritardo generato dai cantieri presenti sullo stesso tragitto.
Per il blocco del traffico, invece, il calcolo è proporzionale alla durata dell’interruzione: per un’attesa in coda tra i 60 e i 119 minuti all’automobilista spetta il 50% del pedaggio, per un fermo tra i 120 e i 179 minuti il rimborso sale al 75% mentre se va oltre i 180 minuti (pari a tre ore in fila) scatta la restituzione integrale del 100% della tariffa. Insomma, un metodo e un conteggio non proprio semplicissimi.
«L’introduzione dei rimborsi per i disservizi autostradali è una misura di civiltà̀ attesa da anni che pone fine a un’ingiusta discriminazione fra gli utenti delle strade e quelli di treni o aerei, dove il diritto al rimborso è già̀ disciplinato da tempo» evidenziano le Associazione dei Consumatori, che accolgono con favore la nuova regolamentazione, pur sottolineando alcune criticità̀. Per i casi di ritardo da cantiere autostradale, il meccanismo di calcolo è particolarmente complesso e stabilito sulla base di alcuni coefficienti specifici: bisogna semplificare la vita agli automobilisti, indicando in modo automatico e immediato l’ammontare del rimborso, a seconda del ritardo subito. Al momento, invece, non si ha notizia dell’app unica per tutti i gestori autostradali prevista da ART, tramite la quale richiedere il rimborso ai concessionari». Il riferimento è all’applicazione prevista per le operazioni di richieste e rimborsi alla quale devono aderire tutti i concessionari, in modo da essere disponibile per ogni automobilista che viaggia in ogni angolo della penisola. Al momento, non è pronta. Il Mit chiarisce a La Stampa che sono i concessionari a dover trovare l’intesa e sviluppare l’applicazione che, a regime, automatizzerà i rimborsi.
Un aspetto del provvedimento salutato positivamente è la parità di trattamento fra automobilisti occasionali e utenti giornalieri, che compiono andata e ritorno casa-lavoro dai centri limitrofi delle aree metropolitane. In pratica, l’indennizzo spetta a tutti in ugual”. Quest’ultimi, anzi, fra i più penalizzati visto l’alto tasso di pendolarismo italiano, potranno recedere dall’abbonamento senza penali e riavere indietro la parte non goduta, se i lavori sul manto stradale diminuiscono la fruibilità del percorso abituale.
Del resto, secondo il rapporto sulla mobilità degli italiani di Isfort, l’auto resta di gran lunga il mezzo più utilizzato nella nostra penisola: oltre il 60% dei connazionali si sposta sulle quattro ruote, spesso per piccoli tragitti.
Quando non è dovuto nulla
Il provvedimento dell’ART prevede alcuni paletti. Il rimborso non è dovuto, per esempio, se non raggiunge almeno un euro. Gli importi inferiori a dieci centesimi, quindi, verranno cumulati ed erogati solo una volta superata questa soglia.
Inoltre, ci sono alcune eccezioni. Il diritto al rimborso non si attiva se riguarda cantieri di natura emergenziale installati a seguito di incidenti e per altre “circostanze eccezionali” come eventi meteo o dissesto idrogeologico di carattere straordinario e imprevedibili oppure per attività di soccorso e connessi ripristini. Tagliate fuori anche le tratte autostradali a tariffa ridotta.
Criticità della prima fase
Fra i nodi, oltre alla app e alla partenza ritardata nelle tratte gestite da più operatori, c’è anche l’esclusione dei cantieri mobili. Ma soprattutto non si attiva se, su un percorso, è stata già̀ prevista una riduzione generalizzata del pedaggio. Questo potrebbe spingere i gestori a ridurre le tariffe su alcune tratte particolarmente critiche, in modo da contenere la spesa per i potenziali indennizzi. Infine, la beffa evidenziano le Associazioni dei Consumatori: i gestori delle autostrade potranno recuperare i rimborsi versati agli automobilisti incrementando le tariffe. In sostanza, il costo dell’operazione sarà̀ scaricato sulla collettività».
Chi resta escluso
Stando ai dati di Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, in Italia ci sono 26 concessionari che gestiscono più di 6 mila chilometri di rete oltre ad Anas, che ne controlla quasi 1.900 fra autostrade e raccordi, per lo più di libera circolazione. Fra queste infrastrutture, per esempio, c’è il grande raccordo anulare che raccorda interamente la Capitale: un’arteria tangenziale a scorrimento veloce gratuita, lunga circa 68 chilometri, con tre corsie per senso di marcia e 33 uscite. Un anello ben diverso dalle altre tangenziali a pagamento, come quelle intorno Milano o Napoli, che ovviamente non sarà interessato dalle nuove regole di rimborso al pari delle altre tratte senza pedaggio.
Come chiedere il rimborso: modalità e tempi
L’adozione della app, destinata a raccogliere tutti gli operatori della rete autostradale italiana, automatizzerà il “risarcimento”: avanzata la richiesta, l’indennizzo sarà comunicato entro dieci giorni dal viaggio e accumulato come credito elettronico nel proprio “borsellino”, secondo il modello di “cashback” già adottato dai principali operatori. A regime, l’idea è quella di una “pay-per-use”.
Nel frattempo, ogni concessionario è comunque obbligato a garantire canali alternativi per le richieste di rimborso ovvero un numero verde dedicato, un portale web specifico o un’apposita sezione del sito con modulo da compilare online, sportelli fisici o punti di assistenza.
Una volta presentata la domanda, prima possibile rispetto all’evento, il concessionario ha 20 giorni per rispondere comunicando l’accoglimento e l’importo riconosciuto da erogare entro i successivi dieci giorni. Altrimenti, dovrà fornire un rigetto motivato. Per il telepedaggio o i pagamenti con carte elettroniche, l’importo sarà riaccreditato entro cinque giorni. Per chi paga in contanti, avverrà entro dieci giorni dal riconoscimento dell’indennizzo a mezzo bonifico.
Come già detto, gli abbonati e i pendolari hanno facoltà di recedere dal contratto senza penali, ottenendo la restituzione della quota non fruita.
Ulteriori rincari possibili nel periodo transitorio Tenuto conto dell’aumento dell’1,5% dei pedaggi a gennaio 2026 per via dell’adeguamento all’inflazione e del caro carburante dovuto all’attuale crisi del Golfo Persico, il timore di ulteriori ritocchi alle tariffe è una “spada di Damocle” per migliaia di automobilisti.
Come previsto da ART, infatti, per i ritardi da cantiere i gestori potranno recuperare la spesa dei rimborsi versati tramite l’aumento delle tariffe. L’eventuale recupero è consentito nel periodo transitorio nelle seguenti misure: per il 100% dei costi sostenuti nel 2026 e 2027, per il 75% nel 2028, per il 50% nel 2029 e per il 25% nel 2030.
Per i rimborsi del blocco della circolazione, invece, ci sono più vincoli: la spesa può essere riassorbita dai concessionari con un rialzo del pedaggio solo se si dimostra causa di forza maggiore, rispetto degli obblighi informativi e adozione di tutte le misure necessarie per gestire l’evento.
Lavori in corso e vacanze estive
L’avvio della novità in estate piomba su diversi lavori in corso. Se è vero che molti concessionari evitano interventi durante il periodo di ferie per non aggravare la congestione del traffico nei maxi-esodi dei vacanzieri, la bella stagione favorisce le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Un giro nei siti dei concessionari che già segnalano i rispettivi cantieri certifica diverse chiusure il 29 maggio, a ridosso della partenza del nuovo sistema. Ma molti hanno programmato interventi nei prossimi tre mesi: una ventina sulla A1, altrettanti sulla A16 Napoli-Canosa, ancora di più sulla A26 Genova Voltri-Gravellona o sulla A10 Genova-Ventimiglia. Il rimborso basterà?
Spunti tratti dall’articolo di Anna Maria Angelone
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