Una volta riguardava solo proposte per la telefonia e per i contratti di luce e gas. Ma ora è diventata una consuetudine anche per molti altri prodotti (tipo investimenti), beni e servizi, tanto da diventare ormai insostenibile per tutti i cittadini, nessuno escluso.
Lo stalking commerciale dei call center può essere considerata una vera e propria piaga dei giorni nostri e rappresenta un elemento di disturbo quotidiano che si abbatte nei cellulari degli italiani senza soluzione di continuità.
Di fatto, Adico calcola che, solo prendendo il territorio del comune di Venezia, ogni giorno calano dall’etere almeno 500 mila offerte commerciali, attraverso un telemarketing selvaggio che si può materializzare dal vivo o attraverso voci registrate.
In tale contesto la battaglia contro queta modalità commerciale a dir poco assillante non ha prodotto finora alcun risultato tangibile. Il registro delle opposizioni si sta rivelando un vero e proprio flop come, d’altra parte, le nuove norme introdotte a inizio anno da Arera con la delibera 395/2024 la quale, sullo stalkeraggio telefonico, non fa altro che ribadire una cosa scontata, ovvero “la responsabilità dei venditori per quanto riguarda il rispetto del Codice di condotta commerciale e dei diritti dei clienti anche con riferimento ai servizi telemarketing e teleselling affidati a terzi, indipendentemente dalla tecnologia o dalle modalità organizzative adottate per promuovere e concludere i contratti”.
Dal Parlamento, invece, matura una proposta che, secondo Adico, può avere un senso. A formularla sono alcuni deputati che suggeriscono due interventi: imporre ai gestori dei servizi telefonici di assegnare ai call center specifiche numerazioni con prefissi individuati con l’Autorità garante delle comunicazioni e individuabili subito dall’utenti; predisporre un sistema da parte dei gestori telefonici per il quale sul display del telefonino appare il senso e la natura della chiamata.
“Non sappiamo bene perché la Camera abbia bocciato i due emendamenti – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’associazione dei consumatori -. Di sicuro potrebbe essere d’aiuto identificare immediatamente la provenienza e il motivo della chiamata. Uno dei problemi principali, infatti, è che tante persone rispondono proprio perché non sanno chi li stia contattando. Siccome ora la maggior parte del telemarketing avviene con numeri da cellulare, non è neanche più possibile identificare un numero da fuori provincia e quindi sospetto. Le persone più esposte sono gli anziani, perché tendono a rispondere sempre, pensando alla telefonata di un figlio, di un nipote o del medico. A nostro giudizio la proposta era condivisibile se on risolutiva, vista che la vera svolta sarebbe una limitazione drastica delle telefonate. Ci auguriamo che su una questione così sentita dai cittadini non si pongano muri per questioni di appartenenza politica. Sarebbe davvero deprimente”.