Lo scandalo risale ancora a settembre 2015 ed è diventato noto con una terminologia divenuta quasi di uso comune: dieselgate. Di fatto, grazie all’attività “investigativa” dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) degli Stati Uniti, emerse da parte di Volkswagen l’uso di software per falsificare i test sulle emissioni diesel (motore EA 189). La battaglia dei consumatori per ottenere i risarcimenti tramite class action è durata a lungo, fino a che la casa automobilistica tedesca ha ceduto a una mediazione che prevede rimborsi compresi fra i 550 e 1.100 euro a seconda della data di acquisto.
Insomma, tutto bene quel che finisce bene, si dirà. Anche se i tempi per ottenere giustizia risultano eterni. Eppure non per tutti gli automobilisti la vicenda si è conclusa nel migliore dei modi.
N.B., pensionato di San Biagio di Callalta (Treviso), per esempio, rientra fra gli sfortunati cittadini aderenti alla richiesta di rimborso rimasti invischiati nei meandri di una giustizia che, come denunciamo da tempo, risulta caotica, oltre che lenta e spesso inefficace.
L’uomo, infatti, pur essendo andato in Tribunale per confermare la propria partecipazione all’azione risarcitoria, e dopo aver formalizzato la propria richiesta tramite un atto depositato e firmato, alla fine non ha mai ricevuto la famoso mail con la quale gli altri ricorrenti venivano invitati a procedere con l’invio del proprio iban per il relativo accredito.
Ma cos’è successo in questo caso? Il pensionato,. ovviamente, ha cercato di vederci chiaro ed è dunque tornato al Tribunale per richiedere spiegazioni in merito. Risultato? Evidentemente, nel caos dei faldoni che ormai si accumulano nei tribunali quotidianamente (anche se per il governo il problema della Giustizia è la separazione delle carriere), la sua pratica è andata smarrita e così, almeno per ora, addio rimborso.
Fortunatamente l’uomo, che ora ha chiesto aiuto all’Adico, conserva la prova del deposito e quindi può dimostrare le proprie ragioni.
Ma naturalmente nell’ambito della Giustizia italiana nulla è mai così semplice. Dunque il pensionato ora sarà costretto a fare causa al Giudice di Pace (per fortuna il rimborso è di 1.100 euro, quindi non è necessario ricorrere ai Tribunale ordinario) per affrontare un’udienza provocata da un disservizio per il quale il diretto interessato non ha alcuna responsabilità.
“Ricordiamo che sono circa 60 mila gli automobilisti che hanno richiesto il risarcimento per questa vicenda – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – supponiamo che altre persone si ritrovino nella stessa condizione del pensionato e dovranno dunque agire di conseguenza. Ma supponiamo che qualcuno meno esperto possa anche restare fuori dai giochi, non conoscendo i meccanismi alla base dell’azione risarcitoria. Un errore, per carità, ci può stare anche se nel 2025 ci attenderemmo molta più efficienza. Ma come abbiamo avuto modo di dire in più occasioni, senza una riforma della giustizia che sia davvero riservata al miglioramento e all’accelerazione dell’attività, dei tribunali, questi problemi non smetteranno mai di esistere”.