Mestre. Se fossimo in un film con Totò più che le polemiche prevarrebbero gli scongiuri. Non trattandosi però di cinema ma di una vicenda reale, seppur grottesca, la protesta del diretto interessato e il contestuale coinvolgimento di Adico, l’associazione dei consumatori presieduta da Carlo Garofolini, divengono elementi imprescindibili per trovare una giusta e rapida risoluzione al problema.
La questione ruota attorno a un inspiegabile malinteso che riguarda una semplice linea internet, intestata a R.C., mestrino classe 1957. Ebbene, l’uomo il 12 febbraio 2026, ha riscontrato, suo malgrado, la cessazione del servizio fornitogli dalla Tim spa. L’utente in realtà non ha mai richiesto il recesso al contratto, anzi. Quella fibra gli serve per varie esigenze personali (d’altra parte, di questi tempi, in pochi non utilizzano un collegamento internet) quindi non aveva alcun motivo per sciogliere il rapporto con la propria compagnia.
Il (quasi) 70enne mestrino, dunque, ha iniziato a chiamare il classico 187, servizio clienti di Tim, e in occasione del contatto con un operatore del call center è venuto a conoscenza della motivazione alla base dell’interruzione della linea: la cessazione sarebbe avvenuta a causa del decesso dello stesso titolare del contratto (sic!). Una vera e propria beffa, insomma. Qualcuno, secondo quanto riferito al presunto seppur vivissimo defunto, avrebbe chiesto la chiusura del rapporto… “mortis causa”.
“Il nostro socio – commenta Garofolini – non ha ovviamente presentato alcuna domanda di questo genere. E non ha delegato nessun altro a farla ma è inutile dirlo perché, che senso avrebbe avuto?Anzi, direi che sarebbe stata un’iniziativa, per usare un eufemismo, di pessimo gusto”.
Sia quel che sia, la situazione d fatto non s è ancora risolta. Dopo svariate e insistenti telefonate al call center della Tim, infatti, il servizio clienti ha proposto come unica modalità per riattivare tempestivamente la linea la sottoscrizione di un nuovo contratto. Una proposta che il cliente ha suo malgrado accolto ma proprio per ottenere la linea il prima possibile.
“La cosa eclatante – prosegue il presidente dell’associazione dei consumatori – è che la compagnia si è subito attivata per la riscossione degli importi relativi al nuovo contratto nonostante la problematica sia derivata esclusivamente da una cessazione illegittima e non autorizzata del precedente contratto”. Non solo. “Il vecchio rapporto contrattuale contemplava due utenze, un finanziamento relativo all’acquisto di un telefono cellulare, ancora in corso di pagamento (2 euro per per 30 mesi) e altre rate da 5 euro per 36 mesi legate all’acquisto del modem. La chiusura non autorizzata del contratto ha quindi generato gravi disallineamenti amministrativi, economici e contrattuali, con possibili conseguenze pregiudizievoli a carico del nostro assistito”.
Tramite Adico, dunque, R.C. chiede anzitutto il ripristino amministrativo del precedente contratto oppure il completo riallineamento delle condizioni contrattuali originarie senza alcun aggravio economico. Poi, il corretto trasferimento delle due utenze e del finanziamento collegato, mantenendo ovviamente condizioni economiche e piani di pagamento invariati. Inoltre l’annullamento di eventuali costi di cessazione, attivazione, penali o addebiti impropri nonché la sospensione e la verifica degli addebiti relativi al nuovo contratto fino alla definizione della controversia. E, infine, il riconoscimento dell’indennizzo previsto per la cessazione e l’interruzione non autorizzata del servizio.