Mogliano. La prima richiesta di chiarimento è stata presentata lo scorso dicembre dal comitato di gestione dell’asilo Lilliput di Mogliano Veneto, struttura gestita dalla cooperativa Codess. Ma dalla cooperativa stessa, per mezzo dell’amministrazione comunale che le ha affidato l’appalto, la contestazione è stata di fatto rimandata al mittente. Ma di cosa parliamo? Di un tema “delicatissimo” in quanto riguarda il legittimo diritto di sciopero che, se applicato con i giusti crismi, difficilmente può essere confutato. Però, c’è un però. Che è appunto al centro della protesta da parte del comitato dei genitori i quali, a scanso di equivoci, non hanno nulla da imputare alla gestione dell’asilo, definita “impeccabile”, ma piuttosto ce l’hanno con un regolamento che non riconosce loro le giuste decurtazioni della retta nel caso in cui la scuola chiuda per motivi “straordinari”, come appunto quando il personale incrocia le braccia.
La questione è emersa in modo fin troppo lampante a seguito degli scioperi del 2 ottobre, del 28 novembre e del 12 dicembre 2025. In tutti e tre i casi la sospensione dell’attività è avvenuta durante l’orario della mensa per l’adesione da parte della cuoca. A quel punto, ovviamente, i genitori sono andati a riprendersi i propri figli ma – e qui si gioca gran parte della protesta – non è stato possibile poi riportarli all’asilo una volta terminato il pasto a casa.
Ebbene, ciò di fatto ha “scongiurato” per la cooperativa che gestisce l’asilo Lilliput la decurtazione dell’intera retta per il pomeriggio, proprio perchè la fattispecie non è contemplata dal regolamento. Quindi l’unico sconto adottato in quelle due giornate di sciopero è stato quello relativo alla mensa (5 euro) mentre l’importo pomeridiano non ha ottenuto alcuna decurtazione anche se i bimbi non sono andati a scuola.
Di fatto, il taglio della retta, almeno secondo l’attuale regolamento, può essere decretato solo se gli alunni restano a casa tutta la giornata e invece non è prevista una decurtazione parziale, in questo caso pomeridiana, anche se i bimbi sono rimasti forzatamente a casa.
“E’ un caso molto particolare – commentano dal comitato dei genitori – e che non è imputabile all’asilo ma, secondo noi, all’amministrazione Comunale che non prevede una fattispecie di questo genere da imporre alla cooperativa che gestisce la struttura. Perchè noi famiglie dobbiamo pagare l’intera giornata se i nostri figli al pomeriggio restano a casa?”.
Il Comune, in realtà ha già risposto ancora a dicembre 2025 ma senza convincere appieno gli stessi genitori.
“Si ritiene non opportuno – si legge nella comunicazione dell’amministrazione comunale alle sollecitazioni del comitato genitori – prevedere l’uscita dei bambini per il pranzo presso il domicilio e il successivo rientro pomeridiano, poiché tale modalità risulterebbe non coerente con l’impianto pedagogico del servizio educativo. Il momento del pasto, come richiamato dal regolamento, ha infatti una reale valenza razionale e di routine. Un’interruzione così significativa della giornata, con successivo dopo la permanenza in famiglia, potrebbe determinare discontinuità, destabilizzazione emotiva e difficoltà di ri-ambientamento, compromettendo il benessere del bambino e il regolare svolgimento dell’attività educativa”.
Al di là della spiegazione, che può o meno convincere, resta un fatto incontestabile. “Quando c’è uno sciopero – commentano da Adico che sta seguendo i genitori dell’asilo Lilliput in questa controversia – quasi sempre l’adesione del personale della mensa costringe i genitori a tenere a casa i figli al pomeriggio. E così non scatta il regolamento che prevede la sospensione della retta nei casi in cui l’istituito sia chiuso tutto il giorno a causa di forza maggiore, come appunto lo sciopero. Con il pomeriggio chiuso la retta resta invariata e vengono solo scontati i 5 euro delle mensa. Ci chiediamo se questo sia corretto o se non sia invece il caso di prevedere nuove modalità, come, per esempio, il dimezzamento della retta se i bambini vanno forzatamente all’asilo solo per metà giornata. Domani ci sarà il consiglio comunale, magari si potrebbe inserire questo argomento all’ultimo anche se non è all’ordine del giorno. Oppure metterlo in calendario per la prossima sessione”.