Boom di multe per “errato conferimento dei rifiuti”, Adico: “non si può sanzionare un cittadino se non si ha la certezza matematica che sia lui il trasgressore”

Partiamo da un presupposto: differenziare i rifiuti in modo corretto e “conferirli” nel “giusto” cassonetto è un atto di civiltà che si tramuta poi in un vantaggio per l’intera comunità (e, in teoria, in un abbassamento della relativa tassa, ma su questo discorso si dovrebbe aprire un altro imponente e delicato capitolo). Il problema, però, come dimostrano i vari casi seguiti dall’Adico negli ultimi tempi – in netta crescita per l’aumento dei controlli – è che non si possono affibbiare multe a presunti trasgressori ma solo a quelli certi.

E’ partendo da questo principio che l’associazione sta predisponendo diverse diffide a difesa di cittadini multati (con sanzioni che in media ai aggirano sui 300 euro) proprio perché accusati di aver gettao la spazzatura in modo non conforme.

L’ultimo caso riguarda una pensionata di Zelarino la quale, secondo gli ispettori ambientali, avrebbe buttato un sacchetto di plastica giallo, chiuso, con rifiuti indifferenziati (e indifferenziabili) all’interno del cassonetto destinato alla raccolta della carta e del cartone. Il verbale nasce dal ritrovamento di una etichetta da spedizione con il nome della donna la quale, però, nega fermamente che quel sacchetto sia suo anche perchè al proprio interno vi sono degli elementi che non possono essere ricondotti in alcun modo alla destinataria della sanzione.

“L’argomento è molto delicato e dibattuto – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. E’ giusto punire chi non differenzia i rifiuti o chi li getta nel cassonetto sbagliato, anche se, a nostro avviso, bisogna combattere soprattutto chi abbandona oggetti estremamente ingombranti, come tv, materassi, armadi interi, nelle aree ecologiche. E’ però anche necessario verificare in modo certi chi sia il colpevole dell’errato conferimento perché è troppo elevato il rischio di multare, con cifre tutt’altro che irrisorie, persone che non c’entrano nulla e che magari si comportano sempre in modo inappuntabile”.

Da questo punto di vista Adico nell sue diffide ricorda che:

Il rinvenimento di documenti all’interno di un sacchetto contenente rifiuti non è sufficiente per ascrivere al medesimo la responsabilità di una violazione in materia di raccolta differenziata (Giudice di Pace di Mascalucia, 18 ottobre 2016 n. 508). La medesima sentenza afferma che la circostanza che all’interno fosse ricompreso un documento intestato al ricorrente, non è sufficiente per ascrivere al medesimo la responsabilità con assoluta certezza della violazione contestata.

Inoltre:

Occorre richiamare il consolidato orientamento giurisprudenziale per il quale l’onere di dimostrare gli elementi costitutivi dell’illecito spetta all’Autorità Amministrativa, anche sulla base di presunzioni che devono poggiare su elementi gravi, precisi e concordanti nonché rispondere a canoni di ragionevole probabilità, requisiti questi ultimi non soddisfatti.

2 risposte

  1. Indagini ed elementi raccolti nell’azione di ispezione dei cassonetti potrebbero entrare nella privacy delle persone? Premesso che, prove come etichette di nomi e quant’altro, ovvero tutto ciò che venisse rinvenuto riconducendone la paternità ad un preciso soggetto, dovrebbe avvenire in flagranza. Merita sottolineare il significato del conferimento dei rifiuti, che a volte non è basato esclusivamente sull’abbandono di oggetti o cose giudicate inutili o avariate. Esiste in alcuni casi un’azione di vero e proprio distacco spirituale dei ricordi legato agli oggetti che li accompagnano. Belli o brutti che siano, vengono depositati con la convinzione che nessun altro sappia dove siano e non possa violarli per impossessarsene. La cassaforte dei nostri ricordi, è nei contenitori di Veritas e nonostante siano cassonetti dei rifiuti, rappresentano l’unico luogo sicuro in cui abbandonare ciò che magari per anni non abbiamo avuto il coraggio di fare, per amore o nostalgici ricordi. Al di là di tutto ciò che può suscitare una multa per un nome rinvenuto nella spazzatura, non è spiegabile come mai le calotte dei cassonetti del conferimento del secco o dell’indifferenziata siano così poco capienti, tanto da non poter nemmeno contenere un paio di stivali. Forse perché si vuole sanzionare la pensionata che li abbandona sull’isola ecologica?

    1. Buonasera signor Tombolani, la sua domanda sulla privacy è di sicuro legittima e pure molto arguta, a mio giudizio, anche se allo stato attuale ritengo sia difficile riconoscere a livello “legale” tale requisito. Anche sul resto sono d’accordo con lei, mi resta in effetti il dubbio sulle dimensioni delle calotte del vetro/plastica, non adeguate per molti materiali caratterizzati da tali materiali. Non so però darle una spiegazione in merito e ovviamente mi auguro9 che non sia quella suggerita da lei….Grazie per il commento che di sicuro apre lo spazio per un’ampia discussine.
      Buona serata.
      Gianluca Codognato
      uff. stampa Adico

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