Venezia. Ci sono casi in cui è addirittura inutile intervenire, neppure per fare un tentativo. E poi ci sono le situazioni “di mezzo” dove le responsabilità vanno divise in due, con percentuali che variano a seconda delle vicende. E poi, infine, ci sono storie a senso unico, dove il ricorrente ha tutte le ragioni dalla propria parte, basta solo trovare il modo per farle valere.
Il tema al centro di questo preambolo è l’annosa questione che Adico definisce da sempre al truffa del finto sms. Di fatto si tratta di un mix di azioni delinquenziali, che vanno dallo smishing al phishing, passando per un sedicente sportellista di banca che chiama la vittima di persona per concludere il raggiro in modo definitivo. Annunciando operazioni anomale al correntista prescelto come preda, con tecniche di hackeraggio ormai note alla Polizia Postale, i lestofanti svuotano i conti dei cittadini, inviando bonifici istantanei a conti correnti fasulli, effettuando acquisti e così via.
Nell’ultimo caso seguito dalla nostra associazione, A.C., pensionato veneziano residente in centro storico, ha ottenuto il risarcimento dell’intero maltolto, circa 15 mila euro, dopo una doppia attività svolta dal nostro ufficio legale. Prima una lettera alla banca di cui era cliente, la Bnl, che ha risposto picche alle richieste di Adico accusando il correntista di non aver agito con l’adeguata attenzione. Poi, ecco il proncuncimento dell’Abf (Arbitro Bancario Finanziario) che invece ha dato piena ragione al nostra assistito imponendo all’istituto di credito la restituzione di tutti i soldi rubati, oltre alla spese legali.
Una vittoria su tutti i fronti nell’ambito di una vicenda che, a tutti gli effetti, mostra le falle dei sistemi di sicurezza delle banche che ancora oggi non riescono a fermare questi abili truffatori, la cui tecnica è ormai conosciuta per quanto i dettagli mutino nel tempo.
In questo caso A.C. ancora lo scorso anno ha ricevuto una chiamata con prefisso 06 da parte di un sedicente operatore della Bnl il quale gli ha comunicato un erroneo accredito di 35 euro, destinato in realtà ad altra persona. Terminata la comunicazione, il finto dipendente ha richiesto la restituzione dell’importo. L’uomo, senza comunicare codici, dati o numeri segreti ha mandato indietro i 35 euro. Il giorno dopo, però, ha ricevuto la notifica della banca che gli comunicava un bonifico istantaneo di circa 15 mila euro inviato dal proprio conto. L’uomo l’ha subito disconosciuto ma l’operazione non si è fermata. Il “bello” è che nei giorni seguenti sono partiti dal conto corrente del pensionato altri 2.500 euro, indirizzati però a un conoscente ignaro del movimento (che quindi li ha restituiti subito) e poi altri 450 con destinazione ignota ma subito bloccati dalla banca.
“L’iniziale corrispondenza fra noi e la Bnl – commentano da Adico – non ha portato alcun risultato. La banca ha puntato sulla negligenza del proprio cliente che avrebbe comunicato dati sensibili al malfattore. Noi abbiamo contestato tutta la loro contro-difesa, sottolineando, piuttosto, la mancanza di una autenticazione davvero sicura per il cliente. Questa è la posizione portata innanzi all’Abf che ci ha dato pienamente ragione. Per noi questa è una vittoria molto importante sotto tutti i punti di vista e speriamo che altre persone possano ottenere risultati simili. Di fatto abbiamo sostenuto che per l’intermediario il risarcimento di quanto rubato a un proprio correntista fa parte del rischio di impresa, almeno che, appunto, da parte del correntista stesso non vi sia stata una palese “leggerezza” non imputabile ai sistemi di sicurezza della banca. In questo caso, come ha riconosciuti l’Abf, la responsabilità della truffa ricade esclusivamente sull’istituto dio credito chiamato dunque a a rimborsare per intero il nostro socio”.
2 risposte
bravissimi come sempre, speriamo che il mio caso abbia un esito positivo come questo.
Ciao Ondina, lo spero anche io, forse però il tuo caso è un po’ differente da quello che mi accennava l’avvocato. Ma speriamo in bene.
Buona serata
Gianluca