Cartelle esattoriali, solleciti, intimazioni di pagamento. E’ ormai noto che siano tantissimi i cittadini “indebitati” con l’Agenzia delle Entrate per le più svariate motivazioni. Tutti evasori? Assolutamente no. Secondo Adico, oltre ai furbetti, c’è una gran parte di cittadini che non ce la fa proprio a pagare perché le pretese della controparti – Comuni, aziende municipalizzate, Stato – sono troppo spesso al di fuori di ogni logica economica. Fra le tante vicende seguite da Adico, ne emergono molte di surreali, che fanno capire come i legislatori, o, meglio, i soggetti che decidono gli importi di alcune sanzioni, siano fuori dal mondo o, quantomeno, non conoscano minimamente i redditi medi delle famiglie. Emblematiche, da questo punto di vista, molte multe legate al codice stradale o comunque alla vettura. Prendiamo la mancata comunicazione del guidatore nel caso proprio di una violazione stradale. Com’è possibile che si richiedano centinaia di euro (500, 600) per una dimenticanza dovuta il più delle volte alla mancata conoscenza della normativa? “Se uno prende una contravvenzione dov’è richiesto il nominativo del conducente e non lo sa – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – si prende una super-sanzione anche se gli viene risparmiata la decurtazione dei punti. Da noi viene gente disperata, stupita, arrabbiata per questo motivo. Se la vettura è intestata e tre persone e una di questa decede, se non lo si comunica entro 60 giorni arriva una contravvenzione da 750 euro. Allora la domanda sorge spontanea. Ma gli individui che definiscono gli importi delle sanzioni, quanto guadagnano? Lo sanno che 750 euro sono, se va bene, metà stipendio di un lavoratore? Si rendono conto che certe infrazioni non creano alcun tipo di danno materiale o potenziale? E’ giusto imporre cifre di questo tipo? Oppure raddoppiare o triplicare una multa per il ritardato pagamento? Noi mai e poi difenderemo i furbi, gli imbroglioni, i lestofanti. Ma capiamo chi non riesce a onorare una cartella esattoriale dagli importi spropositati, se non è dei nababbi”.
Adico, dunque, è da sempre favorevole a quelle rottamazioni pensate per aiutare il contribuente indigente a pagare il giusto.
La rottamazione quinques, però, potrebbe essere rinviata al 2026, come ricorda il sito Italia-inforam.com. Ecco il testo dell’articolo:
La rottamazione quinquies, la quinta edizione della definizione agevolata dei debiti fiscali, è al centro del dibattito politico e fiscale italiano. Prevista dal Disegno di legge n. 1375, attualmente in discussione al Senato, questa misura mira a offrire ai contribuenti la possibilità di sanare i debiti accumulati tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, con condizioni più favorevoli rispetto alle precedenti edizioni.
Le novità della quinquies
Rispetto alla rottamazione quater, la quinquies introduce alcune modifiche significative:
• Estensione temporale: inclusione dei debiti affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2023.
• Rateizzazione più lunga: possibilità di dilazionare i pagamenti fino a 120 rate mensili, ovvero 10 anni, con la possibilità di omettere fino a 8 rate senza decadere dal beneficio.
• Azzeramento di sanzioni e interessi: i contribuenti pagherebbero solo il capitale, con l’aggiunta di un interesse di dilazione del 2%.
• Inclusione dei tributi locali: IMU, TARI, multe stradali e bollo auto rientrerebbero nella sanatoria, a condizione che gli enti locali deliberino l’adesione alla misura.
I ritardi nell’approvazione
Nonostante le promesse, la rottamazione quinquies non è ancora operativa. Il disegno di legge è fermo al Senato, e le scadenze inizialmente previste – adesione entro il 30 aprile, risposta dell’Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno e primo pagamento entro il 31 luglio – sono ormai irrealizzabili.
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, ha sottolineato la necessità di riscrivere le scadenze a causa dei tempi tecnici insufficienti per l’implementazione della misura .
Inoltre, la Sogei, partner tecnologico del Fisco, ha bisogno di tempo per sviluppare i servizi digitali necessari per gestire le domande.
Le prospettive future
Secondo alcune indiscrezioni, la rottamazione quinquies potrebbe essere inserita nella Legge di bilancio 2026, con un’eventuale approvazione in autunno. Nel frattempo, i contribuenti decaduti dalla rottamazione quater hanno tempo fino al 30 aprile 2025 per presentare domanda di riammissione.