C’era una volta il “nonno” pensionato soprattutto uomo, in grado di aiutare economicamente i figli senza lesinare neanche ricche mancette per i nipoti. Dopo anni di lavoro e di sacrifici, l’assegno mensile era più che sufficiente anche per risparmiare e per permettersi qualche sfizio.
Oggi, invece, i dati raccontano un’altra realtà, con gli anziani costretti a dare fondo ai propri risparmi se non a vendere la nuda proprietà dell’appartamento, cosa impensabile fino a 20 anni fa. Ma anche in quyesto modo è impossibile mantenere il potere d’acquisto. Proprio in questi giorni il Mef, il Ministero dell’Economia e della Finanza, ha pubblicato le dichiarazione dei redditi del 2024, anno di imposta 2023, rilevando una situazione molto complessa anche per i pensionati.
Dall’analisi del 730, infatti, emerge una situazione tutt’altro che rosea anche per i pensionati veneti. L’assegno medio dichiarato per il 2023 si ferma a 1.600 euro lordi che, al netto, arrivano (se va bene) a 1.200 euro. Cifra adeguata per una persona anziana? Nient’affatto se, come segnala l’indagine Istat sulle spese della famiglie, l’ultra65enne single ha speso quell’anno circa 1.500 euro al mese per carrello della spesa, bollette, trasporti, salute e tutte le voci ricomprese in una normale quotidianità (imprevisti esclusi).
Nelle medie che si ricavano dai dati Mef, i pensionati padovani sono i più “ricchi” con 1.660 euro lordi mensili seguiti a brevissima distanza da Venezia (con una 1658 euro). Poi troviamo Verona (1.620 euro), Vicenza (1.599), Treviso (1.588), Belluno (1.568) e, fanalino di coda, Rovigo (1.504 euro lordi mensili).
“Negli ultimi anni ci siamo scontrati con una realtà completamente mutata – conferma Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. Il primo sentore delle difficoltà vissute dai nostri anziani è stata la riduzione delle spese sanitarie. Negli anni la quota mensile è sempre costantemente diminuita ma non per motivi legati a nuovi positivi stili di vita, bensì perchè molti persone di una certa età stanno rinunciando all’acquisto di farmaci non rimborsati dal sistema sanitario nazionale seppur molto utile per il benessere quotidiano come integratori, creme per l’idratazione e mille altre cose ancora. Tutti prodotti, che, fra l’altro, costano ormai tantissimo. Ma il vero problema è rappresentato sia dalle bollette che dal carrello della spesa. Nel primo caso abbiamo raccontato più volta la situazione, con fluttuazioni spesso ingestibili dei costi energetici. Nella seconda parte del 2022, per esempio, le fatture di luce e gas sono quadruplicate. In questo mercato, però, il pensionato può spesso contare sulla tutela del mercato riservato ai vulnerabili e comunque la tariffe sono su un’altalena, salgono e scendono in mood repentino. Ben più grave l’inflazione sul carrello della spesa. Infatti dobbiamo ricordarci che anche se i rincari di questo periodo sono pèiù limitati rispetto appunto al 2022, ci sono comunque e vanno ad aggiungersi a quelli precedenti. Ciò significa che se tre anni fa avevamo un’inflazione a doppia cifra sui prodotti alimentari, adesso siamo sul 2% ma rispetto ai prezzi già gonfiati che ovviamente non sono mai scesi. Insomma, le pensioni ormai risultano troppo basse per sopravvivere e senza un intervento da parte della politica fra qualche anno il numero di anziani indigenti sarà elevatissimo”.