Ecco come funziona il bonus per l’acquisto degli elettrodomestici. Adico: Questi bonus, al contrario di altri, possono aiutare davvero le famiglie”

La politica dei bonus, quando è concepita come semplice regalia una tantum che tra l’altro taglia fuori molti possibili beneficiari a causa delle risorse ridotte, ci trova da sempre contrari. Quando i bonus, però, servono come volano per avvantaggiare i consumatori negli acquisti di beni importanti se non indispensabili, o quando riguardano interventi spesso necessari ma troppo costosi, tipo le ristrutturazioni, Adico ha sempre avuto una posizione favorevole.

“Abbiamo di recente criticato la card dedicata a te – ricorda Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – perché secondo me inutile e ingiusta, perchè comunque taglia fuori dal contributo tante famiglie che ne avrebbero diritto. Poi regalare 500 euro togliendoli alla fiscalità generale quando ci sarebbero investimenti molto più urgenti, per esempio in sanità, per noi è solo uno spreco di denaro che può fornire sollievo magari un mese ad alcune persone indigenti ma che non avendo valore strutturale sembra solo il dono “natalizio”.

Adico invece è favorevole ad altri tipi di bonus che hanno anche lo scopo di rilanciare i consumi. Come per esempio il contributo per gli elettrodomestici.

Riassumiamo qui di seguito i contenuti dell’agevolazione così come spiegato nel sito del SOLE 24 ORE

Fino a 200 euro per i redditi bassi

L’agevolazione- sotto forma di sconto in fattura da parte del venditore – è vincolata alla rottamazione di un elettrodomestico della stessa tipologia e di classe energetica inferiore. Potrà arrivare al massimo al 30% del costo di acquisto e comunque fino a 100 euro per ciascun elettrodomestico, elevabili a 200 euro se il nucleo familiare dell’acquirente ha un Isee sotto 25mila euro. Sono disponibili in tutto 50 milioni di euro (che si ridurranno a 48,1 milioni detratti i costi della gestione a carico di PagoPa e Invitalia). Il bonus sarà usufruibile da ciascun nucleo familiare per un solo elettrodomestico, «rispettando l’ordine temporale di presentazione delle istanze» – specifica il decreto – e «il suo riconoscimento è subordinato all’effettiva disponibilità di risorse finanziarie».

Quali elettrodomestici

Ci sono due condizioni di base: i prodotti incentivabili devono essere stati prodotti in uno stabilimento collocato nella Ue e devono avere determinati standard di efficienza energetica, distinti per tipologia. Lo schema include sette categorie di prodotto: lavatrici e lavasciuga di classe energetica non inferiore alla A; forni almeno di classe A; cappe da cucina almeno di classe B; lavastoviglie di classe non inferiore alla C; asciugabiancheria almeno di classe C; frigoriferi e congelatori di classe non inferiore alla D; piani cottura conformi ai limiti previsti dal Regolamento Ue 2019/2016. Sarà compilato un elenco consultabile online (e via via aggiornabile) con i singoli prodotti ammessi. Un elenco «elaborato sulla base di una dichiarazione sostitutiva di autocertificazione e di atto di notorietà, rilasciata da ciascun produttore», corredata dalle caratteristiche dell’elettrodomestico e dall’attestazione del possesso dei requisiti. Il produttore che intenda registrare i propri prodotti dovrà accedere alla piattaforma informatica tramite Spid o carta d’identità elettronica del legale rappresentante e inserire i dati dell’azienda.

Il decreto, in tutto nove articoli, pone in realtà anche un’altra condizione: «Il bonus non può essere cumulato con altre agevolazioni nonché altri benefici, anche di tipo fiscale, riferiti agli stessi costi ammissibili». Non potrà dunque essere fruito da chi beneficia della detrazione del 50% per i grandi elettrodomestici collegata al bonus per le ristrutturazioni edilizie.

La piattaforma online

Il primo passo per i consumatori sarà l’accesso alla piattaforma informatica di PagoPa (dovrebbe trattarsi della stessa su cui era stato gestito il “cashback” di Stato e probabilmente occorrerà lo Spid o la carta d’identità elettronica, anche se questi dettagli saranno comunicati successivamente). A quel punto saranno incrociati i dati dell’Inps, per verificare l’Isee; e dell’Anagrafe della nazionale della popolazione residente, per verificare la composizione del nucleo familiare. Controllati questi requisiti, la piattaforma conferma al consumatore il diritto al riconoscimento del contributo e ne indica l’importo massimo attraverso il rilascio di un voucher, associato al codice fiscale, che servirà a bloccare le risorse ma avrà una validità limitata nel tempo dal momento dell’emissione, per evitare una corsa all’accaparramento alla quale magari poi non corrisponde un effettivo acquisto. Se il voucher non viene utilizzato entro il limite temporale di validità, il consumatore può comunque rinnovare la richiesta ma secondo modalità che saranno definite in uno dei prossimi decreti in pubblicazione. A ogni modo, sarà solo al momento dell’acquisto che l’utente conoscerà l’importo definitivamente spettante, perché questo è collegato al prezzo di vendita (pari al massimo al 30%).

Il meccanismo così configurato prefigura comunque una sorta di “click day”, nonostante la validità temporanea del buono. Il decreto del resto precisa che vale l’ordine di presentazione delle domande e che «l’emissione del voucher comporta il vincolo delle somme a valere sulla dotazione finanziaria», anche se limitatamente alla durata di validità del buono. Insomma, conta chi ottiene prima il voucher e poi conferma l’acquisto dal venditore, fino a esaurimento dei fondi. Ci saranno dei report di monitoraggio da parte di Invitalia e, a risorse finite, il Mimit comunicherà la chiusura della campagna.

Che cosa manca per partire

Mancano ancora dei passaggi però. Con uno o più decreti direttoriali del Mimit, infatti, dovranno essere indicate le tempistiche di attivazione dell’iniziativa, la sua durata, il funzionamento della piattaforma informatica, le attività di trattamento dei dati personali, i criteri di verifica e controllo, oltre alle linee guida esplicative che riguardano la validità temporanea del voucher. E andranno regolate anche le casistiche di vendita online e di reso dell’elettrodomestico. Insomma, ancora un bel pacchetto di chiarimenti da mettere a punto e per questo la partenza effettiva potrebbe richiedere ancora alcuni mesi, con l’obiettivo probabilmente di centrare quantomeno il traguardo di fine anno.

Obblighi per i venditori

Per partecipare alla campagna i venditori, inclusi quelli quello del commercio elettronico, dovranno registrarsi nella piattaforma informatica, specificando il codice ATECO compatibile con i beni acquistabili e attestando l’iscrizione al portale telematico per la gestione dei rifiuti elettronici (RAEE). A quel punto il commerciante viene incluso nell’elenco che sarà consultabile online, sul sito del Mimit. Poi, una volta accettato il voucher del cliente, dovrà emettere una fattura riferita esclusivamente all’elettrodomestico oggetto della vendita, con il prezzo originario, il valore del contributo effettivamente maturato ed esplicitazione dell’obbligo di smaltimento dell’elettrodomestico in sostituzione. Decorso il termine per l’esercizio del diritto di recesso da parte del cliente, il rivenditore potrà essere rimborsato inserendo nella piattaforma la documentazione relativa all’acquisto. Non solo. Dovrà conservarla, insieme alla documentazione riguardante la gestione di un eventuale reso e a quella che attesta l’avvio dell’elettrodomestico sostituito al corretto smaltimento per il riciclo.

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