VENEZIA. Giovedì 25 aprile, debutta ufficialmente il contributo d’accesso nella città storica di Venezia. Una decisione che l’amministrazione Brugnaro ha presentato come rivoluzionaria, quasi geniale, mentre per la nostra associazione continua a rappresentare la definitiva consacrazione di Venezia come città-museo, un centro storico privato riservato per lo più ai turisti che ingrassano gli alberghi della città, ma invisa al pendolarismo considerato turismo da straccioni.
“Siamo pronti a monitorare l’impatto di questa ennesima tassa sui visitatori – commenta Carlo Garofolini, presidente di Adico – già chiamati a pagare prezzi folli per i trasporti e, ovviamente, per tutto ciò che riguarda commercio e ristorazione. Siamo contrarissimi a questa privatizzazione della città e il nostro sito è a disposizione per raccogliere ogni forma di commento, sia positivo che negativo. Gli attuali numeri delle prenotazioni ci sembrano alquanto irrisori ma, ripeto, il nostro è un concetto per così dire morale, magari la sperimentazione andrà benissimo e noi saremo i primi ad ammetterlo. Invece il grande timore che tante altre città arte in Italia seguano l’esempio di Venezia, trasformando il nostro Bel Paese in un territorio con più villaggi Disneyland. Sul punto siamo sempre stati chiari: per noi la prima soluzione è incanalare i flussi su più traiettorie, evitando che ne intasino solo una, sempre la stessa, in direzione ponte di Calatrava. A nostro giudizio quella del comune è la soluzione di chi non sa trovare soluzioni”.