Il cameriere gli propone le linguine all’aragosta senza specificare che il piatto costa 250 euro. La protesta di un dipendente pubblico pugliese cliente fisso di un ristorante di Rialto

Venezia. Mangiare a Venezia, si sa, è spesso un terno al lotto. Se si è fortunati, si paga il giusto (intendendo, per giusto, un prezzo equo ma ovviamente commisurato alla location e al valore della città che, per Venezia, è oggettivamente un valore top). Se si è sfortunati ma anche un po’ sprovveduti, perchè magari non si guardano i prezzi esposti nei menù, si può incorrere in imprevedibili scontrini, ben superiori al previsto. Ma la storia che andiamo a raccontare va ben oltre all’ingenuità del cliente e anzi si inserisce in quel pregiudizio, molto spesso più che giustificato, che contempla la furbizia, nel senso peggiore del termine, di alcuni esercenti veneziani o magari dei propri sodali (leggi, camerieri).

Ebbene, la storia raccontata all’Adico da un dipendente pubblico di origine pugliese residente nel bellunese ma cliente quasi fisso di un ristorate veneziano molto noto a Rialto (di cui preferiamo non fare il nome) regala uno spaccato poco edificante del comportamento spesso censurabile del commercio veneziano.

Di fatto, per riassumere la disavventura raccontata dall’uomo alla nostra associazione, riassumiamo il concetto in pochi dati che andiamo poi ad analizzare nei propri bizzardi particolari.

Ebbene, l’uomo, secondo il proprio racconto poi denunciato a varie associazioni dei consumatori, ha ordinato il suo classico primo composto da spaghetti con frutti di mare per un costo variabile fra i 25 e i 30 euro. L’uomo non è un neofita di quel locale. Lo conosce, gli piace e più di qualche volta si è concesso lì un buon pranzo con antipasto, primo e gran finale di frittura mista (definita eccezionale) pagando solitamente una cifra di 150 euro. Non un pranzo da trattoria, certo, ma comunque un irrinunciabile vezzo per soddisfare il palato senza svuotare eccessivamente il portafoglio.

Questa volta, però, qualcosa va storto. Il cameriere, che lo serviva lì per la seconda volta rispetto alla decina di pranzi consumati nello stesso apprezzato locale dal cliente, gli propone un’interessante alternativa rispetto agli spaghetti con i frutti di mare: un bel piatto di linguine all’aragosta. Per rafforzare il valore dell’offerta, il dipendente gli mostra le notevoli dimensioni dell’animale anche se di fronte si trova un cliente non particolarmente esperto nell’ambito di crostacei decapodi, com’è appunta l’aragosta.

Il dipendente pubblico di origine pugliese non si pone il problema: quanto potrà costare quel piatto rispetto agli spaghetti con frutti di mare? Sì, il prezzo sarà superiore, ma non di molto, anche perchè lui è un cliente abituale, quindi conta sull’onestà dell’offerta. Invece, ecco la sorpresa contenuta nello scontrino finale. Il piatto con l’aragosta vien….250 euro. In prtatica, dieci volte di più degli spaghetti ai frutti di mare.

Alla fin fin il conto è di quelli da infarto: 401,30 euro, anche se l’uomo per la prima volta ha rinunciato alla frittura mista. Un prezzo ben superiore alla media dei pranzi precedenti, comunque non certo economici visto che si aggiravano attorno ai 150 euro.

“Naturalmente a livello legale non è possibile alcun intervento – ammette Carlo Garofolini, presiente dell’Adico -. La stessa persona che ci ha segnalato i salasso ammette di non aver chiesto il prezzo del piatto con l’aragosta convinto che non sarebbe stato particolarmente superiore a quello della pietenza inizialmente richiesta, gli spaghetti con i frutti di mare. La storia, però, ci costringe a sottolineare come in una città come Venezia certi comportamenti siano deleteri e inaccettabili. Tra l’altro qui parliamo di un cliente quasi abituale. E ci chiediamo: cosa succede con i turisti mordi e fuggi? Basta, pretendiamo che la nostra amata città la smetta di passare come la slot machine mangia soldi dei turisti. Non possiamo accettare che Venezia sia considerata da una parte la più bella città del mondo e dell’altra parte la più disonesta. Dobbiamo premiare il commercio corretto, equo, onesto, la trasparenza, la correttezza. Non possiamo vivere sugli allori di una città unica al mondo approfittando dei poveri turisti già spremuti in ogni modo, tipo nei trasporti. Alla futura amministrazione chiediamo azioni concrete e decise contro gli speculatori, che rovinano il nome di una città che i turisti adorano ma che in troppi considerano disonesta dal punto di vista di prezzi e tariffe”.

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6 risposte

    1. Buongiorno, come sottolineato nell’articolo il pranzo a Venezia per questa persona era un vezzo sporadico ,a credo che chiunque abbia appunto dei vezzi, magari costosi, i quali però producono una gratificazione che vale il prezzo pagato. Non mi sento di criticare la scelta del pranzo costoso e, ripeto, sporadico. Mi sento invece di contestare la poca trasparenza di chi gli ha proposto un piatto di linguine a 2540 euro.
      Anche considerando che parliamo di un cliente che era già andato in altre occasioni in quel locale.
      Buona serata
      Gianluca Codognato
      uff. stampa Adico

  1. beato quel dipendente pubblico che si permette pranzi da 150 € di media!!
    a parte questo credo lo stipendio glielo permetta e viceversa che abbia un posto di primario livello e di riflesso sia adeguatamente istruito, quindi la lamentela a mio parere è fuori luogo per un associazione che dovrebbe difendere chi non può permettersi 150 euro per una cena!
    giusto altresì evidenziare che molti locali oltre al coperto aggiungono i costi del servizio a volte del 10%, anche semplici pizzerie.
    da veneziano evito i ristoranti del centro storico, meglio cicchetti e paninoteche anche se non sono convenientissime, ma come in altre grandi citta è bene stare attenti
    il nostro personaggio al posto che consultare associazioni varie eventualmente farebbe bene a cambiare locale

    1. Come associazione contestiamo la mancanza di trasparenza da parte del cameriere (il quale, giusto dirlo, ha una percentuale del 16% sul servizio) il quale avrebbe dovuto specificare in modo chiaro il costo del piatto proposto (e fuori menù).
      Grazie per il commento e buona giornata
      Gianluca Codognato
      uff. stampa Adico

  2. Il signore, pure pugliese ( dov’è il pesce è di casa) sapeva benissimo che l’ aragosta ha un prezzo molto superiore alle cozze e forse contava sul fatto che era un abitue’ e agli amici non si può negare una variante al menù di sempre gratis.
    Ora ha imparato di certo

    1. Salve signor Michele, diciamo che la storia è un po’ diversa, come tra l’altro ha affermato lo stesso ristoratore intervistato dalla giornalista. Il nostro socio, comunque non esperto di aragoste pur conoscendone il valore, è stato indotto dal cameriere a scegliere appunto quel patto al posto degli spaghetti ai frutti di mare. Ovviamente il cliente era cosciente che il costo sarebbe stato superiore ma di certo non si aspettava costasse dieci volte tanto visto che, essendo un ospite non nuovo (era già stato una decina di volte) si sarebbe aspettato da parte del cameriere una controproposta comunque sostenibile e dal prezzo non così elevato rispetto al piatto ordinato. Lo Stesso cameriere avrebbe dovuto specificare il prezzo di quella pietanza che era fra l’altro fuori menù. Insomma, la vicenda è un po’ più articolata di come potrebbe sembrare a una prima lettura.
      Grazie dell’intervento
      Gianluca Codognato
      uff. stampa Adico

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