Mestre. Arriva l’estate, ecco i tecnici dei condizionatori. Arriva l’inverno, e allora tocca agli addetti della caldaia che, fra l’altro richiede un monitoraggio annuale. Purtroppo, però, fra i tanti artigiani animati da onestà e buona volontà ci sono quelli che, a detta degli utenti, fanno i furbetti, contando sulle pressoché totale “ignoranza” del cittadino comune nei confronti di tutto ciò che riguarda tali lavori manuali e meccanici.
Così, in attesa di capire come si siano svolte le cose, ovvero in attesa di una risposta certa della controparte, raccontiamo la disavventura di una socia mestrina che si è rivolta all’associazione manifestando palesi dubbi circa l’operato di una ditta a cui si era rivolta proprio per la sistemazione della caldaia.
La Nostra iscritta, secondo quanto spiegato al nostro ufficio legale, ha contattato dopo una breve ricerca su internet la Angeli Idraulica, naturalmente per un controllo della caldaia stessa. Risultato? A pochi minuti dalla chiamata il servizio di assistenza sanitaria reperita via web riceve una rapida risposta che conferma l’invio di due tecnici per risolvere il problema.
In effetti i due addetti si recano a casa della donna e, a seguito di una sommaria verifica, rappresentano la presunta necessità di sostituire integralmente la caldaia a causa di un problema di pressione, formulando verbalmente un preventivo di spesa pari a 3 mila e 600 euro. Per l’occasione, gli operatori richiedono il pagamento immediato dell’importo complessivo di 400 euro, di cui 50 euro a titolo di “diritto di chiamata” e 350 euro come acconto per l’acquisto/sostituzione della nuova caldaia, importo puntualmente corrisposto dalla socia tramite bonifico istantaneo.
In tutto questo trambusto, c’è da sottolineare che nessun documento contrattuale o preventivo è stato sottoscritto dalla diretta interessata, né la stessa è stata esaustivamente informata in ordine ai propri diritti, con particolare riferimento alle modalità e ai termini per l’esercizio del diritto di recesso come previsto dal codice del consumo. Un comportamento anomalo che ha convinto la donna a richiedere un secondo riscontro con un altro tecnico, il quale ha accertato che la causa del problema di pressione non era affatto addebitabile alla caldaia (perfettamente funzionante), bensì ad un’anomalia dell’impianto idraulico, nello specifico relativo alle tubature.
La donna ha dunque contattato tempestivamente i tecnici per annullare qualsiasi richiesta di intervento e per chiedere la restituzione dei 350 euro versati a titolo di acconto (fermo restando il riconoscimento del solo diritto di chiamata di 50 euro). I tecnici, però non hanno accolto la richiesta adducendo una non meglio specificata “rimborsabilità dell’acconto”.
A questo punto il mistero si infittisce quando l’ufficio legale dell’Adico scrive alla ditta che, sottolineano dall’associazione “si è dichiarata estranea ai fatti e ha affermato che i tecnici presentatisi a casa della socia utilizzano impropriamente il loro nome”.
“Al di là di come si concluderà o meno questa vicenda – commenta Carlo Garofolini, presidente di Adico – torniamo ancora una volta a raccontare di comportamento scorretti da di alcuni artigiani che nei periodi di massima attività, in questo caso l’invero per i caldaisti, se ne approfittano dei cittadini che ovviamente non detengono le loro conoscenze. Lo sottolineiamo a scanso di equivoci, i furbetti sono la netta minoranza ma ci sono se spesso si fanno trovare via web. Bede, siccome la caldaia può richiedere costi notevoli, chiediamo alle persone interessata a interventi specifici, di basarsi o sul passaparola, che aiuta sempre, oppure sui suggerimenti delle associazioni di categoria coma Cna, Confartigianato e Cgia di Mestre“