Il conflitto fra Israele e Iran è di fatto scoppiato da un paio di giorni eppure, come per “magia, molti distributori di benzina hanno già alzato il prezzo del carburante. L’Iran, per carità, è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo ma è impensabile che in cosi poche ore le tensioni si siano tradotte in nuovi costi per le compagnie petrolifere anche perchè gli approvvigionamenti non sono certo quotidiani.
“Temiamo enormi speculazioni sul fronte energetico – avverte Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. E’ palese che qualcuno se ne stia approfittando. Sono bastate stime e previsioni a dar alzare già il prezzo alla pompa in molti distributori e siamo convinti che nei prossimi giorni ne vedremo delle belle. Ci mancherebbe altro che tornassimo a sfondare quota due euro come successo qualche tempo fa, sarebbe un vero e proprio colpo di grazia. Non solo per la questione della benzina in sè ma anche per le inevitabili nefaste conseguenze sul carrello della spesa, che è sempre più insostenibile, e sulle bollette. Siamo preoccupatissimi e invitiamo gli automobilisti a segnalarci, magarci eventuali aumenti fuori controllo, perché noi possono essere tollerati”.
Pubblichiamo qui di seguito un articolo tratto dal portale MOVEO-Telepass.com che descrive l’attuale situazione.
L’escalation militare tra Israele e Iran ha acceso un nuovo fronte di crisi internazionale, ma anche un’altra fiammata nei mercati energetici. A soli pochi giorni dall’avvio dell’operazione militare Rising Lion lanciata da Tel Aviv contro le installazioni nucleari e militari iraniane, il costo del petrolio è schizzato in alto, e con esso anche i prezzi dei carburanti. Alla pompa, il prezzo della benzina ha toccato e superato nuovamente quota 1,7 euro al litro in modalità self-service, mentre il diesel è tornato stabilmente sopra 1,6 euro.
L’escalation in Medio Oriente non ha solo rilanciato le tensioni geopolitiche, ma ha anche messo in allerta gli operatori del mercato energetico internazionale. Il risultato è una stangata per automobilisti e imprese italiane, che rischia di riflettersi presto anche sul carrello della spesa e sui bilanci delle piccole imprese.
Il conflitto Israele-Iran e l’impatto immediato sul petrolio
Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, Israele ha lanciato un’offensiva aerea contro l’Iran, sostenendo di voler fermare un imminente sviluppo dell’arma nucleare da parte di Teheran. Le reazioni non si sono fatte attendere sui mercati: il Brent – riferimento europeo per il prezzo del petrolio – ha subito un’impennata del 10%, arrivando fino a 75 dollari al barile.
La tensione militare ha generato un immediato timore sugli approvvigionamenti energetici, soprattutto considerando il ruolo strategico dell’Iran nelle esportazioni di greggio. La possibilità che la tensione in Iran porti Teheran a chiudere il rubinetto petrolifero o che i traffici marittimi nel Golfo Persico vengano interrotti ha scatenato una reazione speculativa che si è riflessa sui listini dei carburanti.
Anche le quotazioni dei prodotti raffinati nel bacino del Mediterraneo sono tornate ai massimi da aprile, con aumenti equivalenti a 2 centesimi al litro per la benzina senza piombo e 3 per il gasolio.
Prezzi di benzina e diesel: tra rincari e accuse di speculazione
Quanto costa dunque fare rifornimento di carburante? Secondo i dati raccolti da Quotidiano Energia e Staffetta Quotidiana, i prezzi alla pompa sono aumentati in modo repentino nel giro di pochi giorni. Oggi la benzina in modalità self ha toccato quota 1,710 euro/l, mentre il diesel ha raggiunto 1,609 euro/l. In modalità servito, i prezzi si sono attestati rispettivamente a 1,849 euro/l per la benzina e 1,749 euro/l per il gasolio.
Le principali compagnie hanno aggiornato al rialzo i prezzi consigliati: sabato Eni ha alzato di 1 centesimo al litro sia benzina che gasolio, mentre IP e Q8 hanno aumentato di 2 centesimi sul diesel.