Mestre. “Ignorantia legis non excusat”, dicevano i latini. Ovvero, liberamente tradotto, una norma viene applicata anche se il diretto interessato non la conosce. E’ per questo che G.V., 89enne pensionato mestrino, dovrà pagare la multa di circa 380 euro inviatagli qualche giorno fa dal Comune di Venezia per la mancata potatura del giardino di un appartamento dove fra l’altro l’uomo non vive. Ma in questo caso (come in molti altri, a dire il vero), la disavventura vissuta dall’anziano e la normativa da cui è scatenata cozzano in modo evidente contro il buon senso. G.V. infatti è proprietario di quella casa assieme al fratello (ora deceduto). E il primo verbale per “non aver mantenuto il fondo potando con regolarità le specie vegetali presenti evitando altresì che si formassero depositi di fogliame e rami” risale al 2022. A quel tempo, però, la sanzione di circa 200 euro è stata pagata proprio dal fratello nella convinzione (dettata appunto dal buon senso) che il pagamento valesse per entrambi i proprietari, in solido, come si dice a livello legale. Invece la norma, in questo caso, prevede che la sanzione sia pagata da tutti i possessori dell’abitazione. Ma non solo, il problema è anche un altro: perché, prima di inviare i verbali, il Comune non ha recapitato ai due pensionati una diffida a procedere, ovvero un invito bonario allo sfalcio dell’erba? Ai posteri l’ardua sentenza.
La storia ha contorni evidentemente grotteschi. Come detto inizia tutto nel 2022 quando il Comune invia due verbali da 217,45 euro l’uno ai due anziani fratelli a causa dell’erba alta cresciuta all’esterno di una abitazione disabitata ma di loro proprietà, in via Piave. I due pensionati inizialmente pensano a un ricorso poi, in totale buona fede, pagano una delle due multe, convinti di liberarsi così entrambi dagli effetti della violazione. Dopo quasi quattro anni, cioè qualche giorno fa, G.V. riceve invece il decreto ingiuntivo da 379,45 euro per il mancato pagamento del verbale di quattro anni prima. Un fulmine a ciel sereno dettato, come detto, da una normativa con poco senso.
“Ma se i proprietari fossero stati dieci – attacca Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – il Comune avrebbe inviato dieci verbali? Avrebbe fatto pagare dieci multe da 200 euro l’una? Evidentemente, sì. Ed è assurdo. Ovvio poi che questi provvedimenti vengano considerati dai cittadini, e anche da noi, come un semplice modo per fare cassa. Certo, i verbali recavano due numeri diversi fra loro, come ha sottolineato la Polizia Municipale. Però una persona estranea ai meccanismi della burocrazia non conosce certo queste sottigliezze. Senza contare che, prima di inviare i due verbali, la polizia municipale avrebbe potuto invitare i due anziani, uno dei quali ora è deceduto, a tagliare l’erba in tempi determinati e certi. Insomma, da questa storia emergono in modo spudorato le contraddizioni di alcune normative che, una volta infrante, portano soldi nelle casse dell’ente locale. Ma quando si smarrisce il buon senso si perde inevitabilmente anche la propria credibilità”.
3 risposte
21-11-2025: certo che la Polizia Locale ( tramite il Comune ) avrebbe dovuto prima diffidare ( intimare ) di adempiere entro un lasso di tempo e poi…. Visto che si tratta di persone anziane, forse anche sole, qualcuno del Comune di Mestre o della P.L. stessa avrebbe potuto anche valutare la situazione rintracciando qualche parente. ecc.. Concordo con quanto scritto: manca il buon senso nel fare le cose!
Grazie della segnalazione. Buon Lavoro.
Associato ADICO C. D’Antonio
Ma se i proprietari fossero stati dieci – attacca Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – il Comune avrebbe inviato dieci verbali?
Si. Ed è esattamente quello che è successo a mia mamma nel 2014.
Insieme ad altri parenti di vario grado ha ereditato un immobile a Mestre in via Toti (non lontano dalla vostra sede). L’immobile con giardino era disabitato e nessuno si occupava della cura del verde, per tanto lei e tutti i coeredi hanno ricevuto un verbale di accertamento violazione amministrativa relativo all’immobile sito in località via Toti n. 27 in Mestre, nel comune di Venezia, riguardante un mancato taglio periodico delle specie vegetali infestanti e incuria con materiali abbandonati al suolo.
Recatasi personalmente – per mero scrupolo – presso gli uffici della Polizia Municipale di Venezia – S. Croce 365/B – le è stato detto inizialmente dall’impiegato che la violazione riguardava il civico sito in via Toti e successivamente, dopo aver consultato un collega, che la sanzione era stata comminata a tutti e 30 i coeredi con verbali individuali ossia con un proprio numero di verbale e di protocollo e quindi non poteva più essere considerata obbligata in solido.
In realtà trattasi di un’unica violazione che non può essere moltiplicata per tanti quanti sono i coeredi; non si spiega quindi il motivo per il quale i verbalizzanti abbiano stilato tanti verbali (numerati diversamente) quanti sono i coeredi, trattandosi di un unico immobile e di una unica violazione.
La Pubblica Amministrazione dovrebbe garantire una trasparenza ed una correttezza del suo operato nei confronti dei cittadini che è sinonimo di tutela e di servizio nei confronti dei medesimi e che avrebbe trovato giusta espressione nello stilare un unico verbale con un unico numero di protocollo ancorché inviato a tutti gli eredi obbligati in solido nella gestione dell’immobile e del piccolo giardino, anziché – come è avvenuto – nell’inviare tanti verbali individuali quanti sono il numero dei coeredi.
Nel verbale, a fronte della violazione dell’art.23, comma 1, lett.A-F, del regolamento di igiene ambientale è stato applicato l’art.6 della legge di depenalizzazione (cito “obbligato in solido al pagamento”, ai sensi della legge 24-11-1981 n. 689).
Tuttavia le modalità di pagamento richieste a ciascun erede sono quelle previste dall’art.5 della medesima legge “concorso di persone in una violazione amministrativa” in base al quale ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta. Tutti colpevoli, tutti pagano!
Dunque l’illecito contemplato è disciplinato nell’art.5 (che rubrica concorso di persone), la sanzione invece è quella prevista nell’art.6 (che rubrica solidarietà), le modalità di pagamento applicate dalla P.A. sono nuovamente quelle previste nell’art.5.
Anche nel retro del verbale di accertamento della violazione sotto la voce “Avvertenze” si comunica che “il pagamento in misura ridotta effettuato dal trasgressore o da uno degli obbligati in solido ha effetto liberatorio per tutti gli altri”, come previsto dall’art.6 “obbligati in solido”.
Non si è mai sentito che un soggetto a cui sia stato contestato un illecito contemplato in un articolo sia poi stato punito con la sanzione prevista in un altro articolo, soprattutto se si considera l’impronta rigidamente penalistica della legge 689 e quindi il rapporto stretto che deve sussistere tra illecito e sanzione previsto nello stesso articolo.
E’ corretta l’applicazione dell’art.6 (obbligazione in solido), mentre non è corretto stilare verbali con numeri di protocollo diversi, trattandosi di un’unica violazione.
Il fatto è che 30 verbali da 50 euro l’uno fanno un bel malloppo per il comune.
Mamma mia signor Nicola…pazzesca la sua storia. Avrei fatto di sicuro un articolo se fosse una cosa recente. E’ davvero intollerabile che si continui a fare cassa in questi modi ignobili e scorretti!!!
Grazie davvero per questa sua testimonianza che mi ha lasciato stupefatto…del tutto emblematica a anche grazie per le annotazioni tecniche, molto utili.
Gianluca Codognato
uff. stampa Adico