Tutto parte da un morosità di 1.250 euro. Alcune bollette della luce non pagate, ovviamente per palesi difficoltà economiche, che portano all’intervento del recupero crediti, chiamato in causa dal fornitore, Enel Energia. E’ questo l’incipit della disavventura che ha coinvolto P.R., 62enne impiegato sardo, nell’ambito di una vicenda che ha costretto l’uomo a stare senza energia elettrica per diversi giorni, pur avendo onorato il suo debito.
La questione dimostra ancora una volta le difficoltà di “dialogo” interno che caratterizzano le aziende del settore. Non parliamo solo di mancata comunicazione fra fornitore e recupero crediti, ma anche fra reparti della stessa realtà (per esempio fra l’ufficio che si occupa di commercializzazione e l’amministraizone).
Nel caso specifico l’impiegato residente in Sardegna e cliente di Enel Energia è stato contattato dal recupero crediti per una morosità da 1.285 euro. L’uomo, che nel frattempo era passato con Edison, ha concordato un piano di rientro in quattro rate, da pagare nell’ambito di due mesi, fra gennaio e febbraio 2025. Peccato, però, che, pur avendo sborsato quanto dovuto, P.R. si sia ritrovato nella fattura recapitatagli dal nuovo fornitore, la richiesta di CMOR, ovvero il corrispettivo di morosità. Una comunicazione che di fatto preannuncia il distacco della fornitura, in caso di mancato pagamento.
A questo punto il 62enne cerca di far valere le proprie ragioni contattando Edison e spiegando di aver saldato il pregresso. Ma dal fornitore spiegano che la richiesta di CMOR arriva dall’autorità garante. A quel punto Edison, come da prassi, ha staccato la luce al proprio cliente che quindi ha contattato Adico per farsi tutelare.
“Abbiamo scritto più volte a Enel Energia – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – senza però ricevere risposta. Alla fine ci siamo rivolti allo sportello del consumatore per chiedere l’annullamento del Cmor. Dopo l’intervento dell’autorità garante la morosità è stata finalmente cancellata ed Edison ha emesso una nota di credito a favore dell’utente. Abbiamo altri casi simili a questo e restiamo perplessi. Com’è possibile che nel 2025, con il livello tecnologico che abbiamo raggiunto, non ci sia comunicazione fra un recupero crediti, l’azienda che l’ha chiamato in causa e la stessa Autorità garante. Alla fine a pagare è sempre l’utente finale costretto a mille incombenze per responsabilità non sue”.