Guardando i dati diffusi dall’Istat negli ulti tempi ci si potrebbe illudere in modo erroneo. Basta, l’inflazione si è fermata. Invece, ragionando in termini puramente matematici, ci si rende conto che la realtà, purtroppo, è ben diversa. Anche gli ultimi numeri sulla spesa della famiglie realizzata dallo stesso istituto di statistica, ci si rende conto che circa un quinto dello stipendio viene dedicato alla spesa alimentare che dal 2022 ha subito rincari che non sono più stati assorbiti.
“Quando sentiamo i numeri sul caro vita – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – ci possiamo di certo consolare grazie a trend di aumento nettamente inferiori a quelli del 2022.. Il problema, come ripetiamo sempre, è però che alcuni listini, come quelli dei prodotti alimentari, si sono impennati con percentuali a doppia cifra in quell’anno ma non sono mai scesi anzi, sono cresciuti seppur a livelli diciamo normali, fisiologici. Me se, per esempio, il prezzo del caffè nel 2022 è cresciuto del 20%, non è che negli anni successivi sia diminuito, anzi. E’ comunque sempre aumentato seppure di poco ovvero a ritmi ordinari. Ma la mazzata di quattro anni prima non è stata assorbita,. Ci risulta, invece, che gli stipendi non abbiano subito un benchè minimo adeguato aumento rispetto, per esempio, al carrello della spesa“.
Anche gli ultimi dati dell’Istat dicono che una parte consistente del bilancio familiare (circa il 18% delle diponibilità di una famiglia con due stipendi, poco meno di 550 euro) viene riservato alla spesa alimentare, un dato appena superiore all’anno precedente ma che non rileva anche una inevitabile riduzione degli acquisti i quali, secondo un’altra ricerca dell’Istituto, riguarda un terzo della famiglie italiane.
Ma dove è concentrata la spesa dei cittadini al supermercato? Anche in questo caso l’Istat analizza la situazione con una fotografia moto puntuale.
La spesa per la carne si aggira in media suoi 103 euro mensili, quella per cereali e prodotti affini tocca quota 85 euro. Segue poi il comparto degli ortaggi, e dei legumi (76 euro)), poi latte uova, formaggi a latticini (in genere 76 euro mensili). Aggiungiamo nella classifica i cibi pronti (39,40 euro, pesce e affini (33 euro), zuccheri e prodotti dolciari (24 euro), olio e grassi di altro genere (18,20 euro).
“Di sicuro – conclude Garofolini – il carrello della spesa è la voce che ha conosciuto i maggiori rincari negli ultimi anni e ovviamente ciò incide moltissimo negli stipendi delle famiglie. L’aumento dei salari e delle pensioni resta, in questo momento, l’unica ricetta possibile per aiutare in modo concreto i cittadini già alle prese con pagamenti di ogni genere“!.