Povertà, esclusione sociale, lavoro povero: Italia al collasso. I numeri dell’Istat elaborati da Adico

Rischio di povertà o di esclusione sociale, condizione di grave deprivazione materiale , famiglie a basso reddito lavorativo. Solo a sentirle queste definizioni fanno tremare i polsi, perchè raccontano con brevi “locuzoni” realtà di grande disagio, di emarginazione, di debolezza e di senso di impotenza. Eppure dietro a questi termini si nascondono in Italia grandi numeri, come testimonia l’Istat nella sua ultima indagine sulla condizioni di vita e sui redditi delle famiglie (anni 2023 – 2024) presentata qualche giorno fa. La situazione, dice l’Istituto di Statistica, è sostanzialmente stabile, tranne per il mondo del lavoro che si presenta sempre più povero. Ma quando parliamo di stabilità, ci riferiamo a un panorama drammatico proprio per i numeri che esso sottintende.

Adico ha elaborato alcuni dati relativi al Nord-est Italia, una delle parti teoricamente meno disagiata del Paese. E i risultati sono eloquenti e, diciamocelo, più che preoccupanti. Partiamo direttamente dal 2024 le cui cifre sono in molti casi quasi corrispondenti a quelli del 2023.

Dunque – nel 2024, appunto – in Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige 784 mila e 300 individui (sic!!) erano a rischio povertà o esclusione sociale, vivendo in famiglie il cui reddito netto equivalente dell’anno precedente (senza componenti figurative o in natura) era inferiore al 60% di quello mediano. Altre 627 mila e 500 rientravano “solo” nel rischio povertà, ovvero in una condizione di palese vulnerabilità economica a causa di entrate decisamente inferiori alla media nazionale.

La (sgradita) novità nel confronto storico riguarda il rischio di lavoro a basso reddito che indica la condizione di chi, pur essendo occupato, ha un reddito insufficiente per vivere in modo dignitoso. Qui nel 2024 si registra un aumento di soggetti ricompresi in questa categoria a dimostrazione che anche nel Nord-est il lavoro è povero. Il numero, infatti, è salito da 998 mila e 200 occupati con basso reddito a 1.112.280. Un aumento impressionante che, purtroppo, testimonia come il tanto decantato boom di occupati degli ultimi anni nasconda in realtà un esercito di persone sottopagate.

I numeri elaborati dall’Istat sono molti e nei prossimi giorni la nostra associazione ne prenderà in esame un’altra parte per descrivere una realtà a dir poco allarmante. Ma già partendo da queste prime cifre si possono elaborare alcune considerazioni legate alle casistiche seguite dall’associazione.

“E’ chiaro che noi tocchiamo con mano tutti i giorni situazioni al limite – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – ma di fronte ai numeri dell’Istat restiamo sbalorditi. Nelle tre categorie sopra descritte, infatti, rientra una massa di persone più che vulnerabile, fragile, che rischia di sovrindebitarsi, di cadere in truffe e tranelli. Parliamo di intere famiglie che si possono ritrovare senza luce e senza gas perché non riescono a pagare le bollette, che accumulano una miriade di cartelle esattoriali perché non sono in grado di onorare i propri debiti. Ora il boom di lavoro povero e malpagato ci toglie anche l’illusione di un mercato del lavoro in ripresa e, anzi, ci presenterà presto il conto. Di contro, si allarga pure il divario fra i pochissimi ricchi e i tantissimi non abbienti, creando tensioni sociali e anche le classiche guerre fra poveri. L’augurio è che gli scenari, quello interno e quello internazionale, cambino, che i costi delle bollette scendano, che il lavoro di qualità prenda il sopravvento. Però, in questo momento non si intravede nulla di tutto questo. E il vero rischio è che il prossimo anno i dati Istat siano ancora peggiori”.

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