Mestre. A volte tornano, con tecniche relativamente nuove ma la consueta spudoratezza. Parliamo dei venditori porta a porta o comunque di quelle aziende che, con una scusa o con un’altra, inviano un proprio addetto nelle case delle potenziali vittime, spesso anziani soli, per strappare la firma su un contratto oneroso presentato come qualcosa di totalmente diverso (un depliant, un catalogo, un foglio per la privacy). In questi giorni, infatti, come segnalato alla nostra associazione, molte persone vengono contattate da sedicenti sondaggisti che invitano l’interlocutore a rispondere ad alcune semplici domande per poter ottenere poi, gratuitamente, alcuni elettrodomestici. Un vero affare, si dirà, anche perché le domande poste sono al limite della banalità e appaiono, comunque, realistiche e attendibili. Si parla infatti delle abitudini alimentari, della tipologia di dieta, dei punti vendita preferiti o più frequentati. Tutto qui. Terminato il sondaggio, però, capita qualcosa di anomalo, almeno per chi, come Adico, affronta quasi tutti i giorni con il proprio ufficio legale vicende simili. Il “sondaggista”, infatti, comunica alla preda designata che il buono acquisti annunciato a inizio telefonata verrà consegnato direttamente a casa da un addetto dell’azienda. Se L’interlocutore accetta, il più è fatto. Il venditore si reca a casa della persona contattata, teoricamente per consegnargli il buono ma in realtà per fargli firmare un foglio per la “privacy” che altro non è se non un abbonamento annuale per l’acquisto di non meglio specificati prodotti.
“Il raggiro del sondaggio non è nuovo – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – il foglio sulla privacy è invece un elemento non così comune. Fatto sta che il concetto è sempre quello: con una firma ci si impegna all’acquisto di qualche cosa. Come associazione abbiamo seguito alcune centinaia di casi dal 2019 a oggi ma negli ultimi tempi sembrava che la situazione si fosse calmata. A quanto pare, invece, qualcuno sta tornando all’attacco. Ricordiamo sempre che dai contratti siglati al di fuori dei locali commerciali si può recedere entro 14 giorni dalla firma. In realtà con la nostra associazione siamo intervenuti sempre quando il recesso non era più praticabile, proprio perché scaduti i 14 giorni canonici. Noi però contestiamo l’inesistenza di una volontà da parte del contraente che è stato tratto in inganno dal venditore. Bisogna dire che nel 99% dei casi la nostra azione è sempre andata a buon fine e solitamente in tempi molto rapidi con l’annullamento del contratto. Per questo invitiamo chiunque sia caduto in questa ennesima trappola a contattarci il prima possibile per risolvere il problema”.