Cerca
Close this search box.

GUERRA AI CONTANTI: AL VIA CONTROLLI E SANZIONI PER CHI SUPERA LA SOGLIA DI 10 MILA EURO

Uso dei contanti, al via da oggi i controlli della UIF su prelievi e versamenti sospetti. I controlli riguarderanno prelievi e versamenti di importo superiore al limite di 10.000 euro al mese e sia le banche che Poste saranno obbligate a segnalare a Bankitalia i movimenti di denaro contante superiore a tale soglia.

La prima comunicazione dovrà essere effettuata a settembre ma riguarderà i movimenti dei quattro mesi precedenti. A regime invece le segnalazioni saranno mensili.

Seguendo le nuove norme sull’antiriciclaggio, il provvedimento della UIF obbliga, come si legge nel comunicato pubblicato negli scorsi mesi, le banche, le Poste e gli istituti di pagamento a comunicare le informazioni indispensabili sui movimenti di importo uguale o superiore al limite di 10.000 euro all’Agenzia delle Entrate.

Limite contanti, dal 1° settembre i controlli per chi supera i 10.000 euro

A partire dal mese di settembre le banche, le Poste e gli istituti di pagamento dovranno inviare, con cadenza mensile, le comunicazioni riguardanti le operazioni in contante di importo pari o superiore a 10.000 euro eseguite nel corso del mese solare, anche se relative a singole operazioni pari o superiori a 1.000 euro.

Le operazioni saranno individuate prendendo in considerazione i movimenti di denaro effettuati dal medesimo soggetto, anche qualora relativi a più conti allo stesso intestato.

È guerra aperta all’uso dei contanti, per i quali il 2020 si profila come un anno di importanti novità.

L’obiettivo è stanare presunti casi di riciclaggio ed evasione fiscale e, si ricorda, già ad oggi esistono specifiche regole per l’uso del contante.

Attualmente, il limite all’uso dei contanti posto dalla normativa sulla tracciabilità dei pagamenti è di 3.000 euro, salvo per il money transfer che è fermo al limite dei 1.000 euro.

Tale limite comporta che:

  • fino a 2.999 euro è possibile dare soldi in contanti ad un’altra persona/azienda;
  • da 3.000 euro in su è necessario l’utilizzo di strumenti tracciabili (bonifico bancario, carta di credito, ecc.) per poter trasferire risorse da un soggetto ad un altro.

Controlli e sanzioni se si supera il limite soglia contante

I controlli da parte dell’UIF e la conseguente segnalazione ad Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza scatteranno nel caso di prelievo al bancomat superiore (o uguale) 10.000 euro al mese., anche qualora tale limite sia superato con movimenti di importo unitario pari a 1.000 euro.

Le banche, le Poste e gli istituti di pagamento, a partire dal mese di settembre 2019, saranno infatti obbligati a inviare una comunicazione all’UIF (Unità Informazione Finanziaria della Banca d’Italia) qualora venisse superata tale soglia.

Nel caso di sospetto riciclaggio o evasione fiscale, ad attivarsi saranno Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza.

I controlli sui conti correnti, per i quali è operativo anche il nuovo strumento di contrasto all’evasione, il risparmiometro o “evasometro, prevedono la possibilità per il contribuente di fornire spiegazioni sulla propria situazione.

Se il contribuente non riesce a fornire idonea “giustificazione” con documentazione allegata, scatta l’imputazione di presunta attività illecita e di nero, con il conseguente recupero delle somme evase maggiorate di sanzione.

Il superamento del limite giornaliero o mensile prevede una sanzione particolarmente punitiva, che consiste nel trasformare i prelievi oltre il limite in compensi, e quindi sottoporli a tassazione.

Come evitare le sanzioni nel caso di movimenti in denaro contante oltre il limite e come dimostrare la propria “buona fede”? Bisogna sempre tenere traccia di tutto: prelievi, spostamenti, scontrini, fatture. Sono tutti documenti che vi aiuteranno a giustificare le somme prelevate e spese.

Fatta la legge, è tuttavia facile trovare l’inganno: nonostante gli sforzi a supporto della lotta al riciclaggio, ci pare chiaro che ci siano ancora dei buchi normativi.

Anche se tali disposizioni si pongono come obiettivo quello scovare casi di riciclaggio o evasione, per non essere scoperti basterebbe “volare basso”, cioè rimanere sotto i 10.000 euro di operazioni in contante suddivise in singole operazioni con somme inferiori ai mille euro.

Fonte: Money.it

11 Responses

  1. S-contanti.
    Leggo, e ascolto in Tv, che il Governo stia pensando ad un “meccanismo premiale” per chi usi oltre un certo livello di spesa, il bancomat e la carta di credito; si parla anche di “lotteria sugli scontrini fiscali”
    Prima considerazione: i “premi” saranno, immagino, pagati con soldi pubblici, ovvero nostri… Mi sembra “improprio” premiare con soldi, se pubblici, ovvero di tutti i contribuenti, chi decida di pagare in un modo piuttosto che in un altro: cosa che provocherà, forse, disoccupazione fra i cassieri di banca?
    Seconda considerazione: se io decido legittimamente di voler usare i miei soldi in contanti perché lo ritengo più comodo e sicuro, non posso certo pagare più tasse, o vedermi ridotti gli introiti pubblici, quindi anche miei, rivenienti da una possibile fruttuosa lotta all’evasione fiscale.
    Terza considerazione: chi usa il contante non è un evasore, fino a prova contraria, ma solo uno che vuole disporre, perlomeno in uno Stato di diritto, come preferisce dei suoi soldi, “solo custoditi” in banca.
    Quarta considerazione: temo che, forse, l’evasione fiscale più corposa sia provocata da bilanci falsati di alcune grosse società.
    Quinta considerazione: in America, Paese libero e democratico dove gli evasori finiscono in carcere, non c’è limite all’uso del contante.
    Sesta considerazione: vogliono cambiare le abitudini degli italiani: io invece, in un Paese libero e democratico, “non desidero cambiare le mie abitudini” visto che i miei soldi provengono da pensione e sono perfettamente tracciati e legittimi e, quindi, nei limiti previsti attualmente per legge al tetto dei contanti, voglio disporre del mio denaro come desidero: non voglio moneta elettronica e non voglio pagare per questo, vedendo premiare con soldi pubblici, anche miei, chi decida liberamente di usare la moneta elettronica. E’ una questione di principio. In caso di diverso obbligo impostomi per legge me ne ricorderò alle prime elezioni possibili!
    Settima considerazione: se si abbasserà il tetto dei pagamenti in contanti, vuol dire che pagherò con assegni tracciabili o con bonifici; oppure limiterò le mie spese contribuendo, purtroppo, a creare recessione.
    Ottava considerazione: vorrei informare che prelevare contanti col bancomat corrisponde perfettamente a prelevare soldi per cassa: stessa tracciabilità “per come i sodi siano spesi”. Cambia solo che alle banche probabilmente, forse, serviranno meno cassieri (uguale disoccupazione?).
    Nona considerazione: che si voglia tornare al baratto, dopo la conquista della civiltà della moneta? O all’uso di perline e specchietti? Se giova, a chi giova “la privativa” della moneta elettronica? Si chiuderà la Zecca d’Italia? Perché stampare moneta se non si può usare? Stamperanno solo monetine da un euro?
    La parola ai costituzionalisti.

  2. Bonus befana: a cena fuori pagheremo ancora “alla romana”?
    Bonus befana: non si rischia l’illecito che, se sette amici vanno a cena insieme e uno solo abbia la carta di credito, paghi lui per gli altri con la sua carta di credito facendosi dare i contanti dagli altri e, poi, a inizio anno si dividano tra loro i 475 euro di bonus, mentre uno solo è “onesto e virtuoso” con carta di credito?
    Inoltre, domanda: se tutti e sette quelli che vanno a cena insieme, invece, hanno la carta di credito, cosa accade? L’esercente dovrà, a richiesta lecita per accedere al Bonus Befana da parte dei sette clienti, emettere sette ricevute fiscali diverse? Bello snellimento!
    E, poi, sai che file alle casse!
    No alla patrimoniale sugli anziani!
    E lotta agli evasori fiscali per 110 miliardi annui!

  3. ….
    Leggo che il Governo ha in progetto di far pagare i servizi del S.S.N. secondo il reddito, in maniera più progressiva.
    A mio parere, i giusti principi della solidarietà, e della progressività delle imposte come da Costituzione, in questo caso vengono usati “a vanvera”.
    Argomento: un conto è un servizio generico dovuto a tutti da parte dello Stato con le entrate della fiscalità generale, un conto è un qualcosa che tu “ti” paghi ogni mese, specificatamente per il S.S.N., in busta paga, per l’appunto secondo il reddito.
    In questo caso, dire che ti ri-pagherai un ticket secondo il reddito, corrisponde a dirti che, proprio perché tu dimostri di aver già pagato, come dipendente, copiosi, dato che tu hai un reddito alto, contributi per il S.S.N., “per punizione”, tu ti paghi di nuovo il servizio per cui hai pagato e, coi tuoi soldi, ci diamo gratis il servizio sanitario a chi sia incapiente o poco capiente.
    Ma allora, io che credevo di pagare per me il S.S.N., per me e, per giusta solidarietà, anche per gli incapienti che non hanno lavorato (forse in nero, alcuni?) sono fesso?
    Vorrei che ciò che ho versato bastasse anche per me e non solo, o quasi, per chi non ha pagato.
    Altrimenti è come se io, recandomi in un centro analisi privato, vado alla cassa, pago per una TAC e, poi, quando vado a farla, mi dicono: un momento, lei è ”ricco visto che ha pagato per la TAC”, quindi, adesso la ripaghi di nuovo e, al posto suo, intanto, la facciamo gratis a quel signore che è incapiente!
    E’ così che funziona questo Governo? Ho capito bene? Spero di no…
    Altrimenti mi viene da dire, dato che è giusta la solidarietà per il servizio all’incapiente, ma anche per me, dato che ho pagato per tutti e due, se poi devo ri-pagare di nuovo progressivamente: “Mecojoooni…?!” (termine romanesco usato per dire: “Mi prendi in giro?”), mi si permetta il francesismo.
    Io voglio essere solidale ma non fesso!

  4. Pagabili a vista al portatore.
    Vedendo i servizi televisivi di “invito” a pagare con carta elettronica, in molti dei quali si dice che negli esercizi commerciali di alcuni Paesi Europei la carta moneta, l’euro, viene rifiutata in pagamento, mi chiedevo se tale rifiuto fosse illegittimo, trattandosi di valuta con valore legale.
    Mi sono poi rammentato della scritta “pagabili a vista al portatore” che compariva sulle beneamate e compiante, perlomeno da me, lire che, se ben ricordo, non potevano essere rifiutate in pagamento, trattandosi, immagino come lo sia l’euro, di valuta legale stampata dalla Zecca d’Italia.
    La scomparsa della scritta ““pagabili a vista al portatore” cambia qualcosa nel diritto di vedersi accettare l’euro in pagamento, ovvero tale scomparsa è voluta per rendere lecito tale rifiuto?
    Grazie per una spiegazione degli esperti, sperando che non si tratti dell’ennesima buggeratura regalatami dall’euro in qualità di lavoratore dipendente, impossibilitato a fare i prezzi che volevo, oltre, quindi, al dimezzamento del mio stipendio, della mia pensione e dei miei risparmi con l’equazione reale un euro uguale mille lire che ha immediatamente sostituito il valore di cambio effettivo di 1936,27 lire.
    Quindi, gli esercenti del Nord Europa, possono o no, legittimamente, rifiutare pagamenti in euro contante?

  5. “Ludopatia di Stato?”. “La ludopatia al potere?”.
    Un Governo che dichiara di voler combattere la ludopatia delle slot machines progetta la “lotteria degli scontrini fiscali” per combattere l’evasione fiscale? d’altronde non si può combattere tutto…
    Il bello è che la lotteria si fa, che io partecipi o meno, anche con soldi miei, ovvero pubblici, ovvero delle tasse pagate anche da me…
    “Ludopatia di Stato”?
    Ora, io, che, non avevo mai avuto predisposizione per nessuna ludopatia, sto già entrando in ansia, per una questione di principio; domanda: se io, volendo offrire la colazione a due amici, pagando in contanti, acquisto tre cornetti e tre cappuccini, ho diritto a ricevere dal cassiere del bar sei scontrini separati per sei acquisti diversi, uno per pezzo acquistato? Potrei anche pagare uno scontrino per volta, facendo sei file, avendo così diritto a sei probabilità di vincita col mio codice fiscale sugli scontrini – al proposito, come proteggere la mia privacy dal cassiere e dagli altri clienti, presumibilmente molti, in fila? – invece che una sola probabilità per uno scontrino unico… Magari, se ricevessi un rifiuto dal cassiere, sarei tentato di chiamare le forze dell’ordine per far valere il mio diritto a sei acquisti diversi…
    O, forse, eviterei, essendo portato a questioni di principio, di consumare, per evitare discussioni, creando così recessione?
    Entrerei in uno ”Stato di ludopatia”? pagato con soldi pubblici?, di uno “Stato ludopatico”?, per colpa di una “ludopatia di Stato?”?
    La “ludopatia al potere”?, dopo quella de “l’immaginazione al potere”, vaticinata da noi ex sessantottini?
    O,forse, cercherei un bar che non metta il codice fiscale sugli scontrini per non perdere tempo in file e discussioni terribili? Pensate quante ore di lavoro si perderebbero per le file che gli impiegati faranno per fare colazione…
    Dimenticavo: mi piacerebbe che, prima o poi, qualche Governo facesse una lotta agli evasori fiscali per 110 miliardi annui: perché io, da pensionato ancora non ludopatico, sono arcistufo di pagare anche per loro.
    Grazie!

  6. Leggo che il Premier Conte abbia dichiarato: “c’è una filosofia diversa rispetto al passato. Non vogliamo criminalizzare alcuna categoria, ma semplicemente incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, arrivando alla media dei Paesi europei. È un patto con i cittadini onesti, vogliamo dire a tutti che essere onesti conviene perché incentivando i pagamenti digitali si ritroveranno più soldi”.
    Detto così capisco che il Premier non mi stia dando del disonesto perché io che, nel rispetto dei limiti imposti dalle delle leggi vigenti, uso solo contante e non desidero cambiare, sia 1) per non accollarmi i rischi derivanti dalla moneta elettronica (clonazioni, perdita della carta, furti della stessa, complicazioni nell’usarla ecc.), sia 2) ormai, per una questione di principio, vista la campagna che, velatamente, potrebbe sembrare, anche se non lo fa, “criminalizzatrice” e, forse, ricevo l’impressione, potrebbe, in un certo senso, sembrare, anche se letta così non lo fa, “diffamatoria” per chi, come me, usi solo contante ma si ritiene, anzi è, una persona onesta.
    Infatti, leggo che il Premier abbia anche dichiarato, al Ministro Gualtieri: “Caro, sull’evasione deve essere una rivoluzione che deve cambiare i comportamenti dei cittadini…”. Immagino che la rivoluzione si riferisca solo all’uso della moneta elettronica e non faccia l’equazione: uso dei contanti uguale cittadino disonesto… Lo scontrino, o la fattura, si richiede anche pagando in contanti.
    Se si vuole solo arrivare alla media degli altri Paesi europei nell’uso della moneta elettronica, mi chiedo perché il Premier si ponga tale obiettivo; perché gli altri Paesi europei non incentivano l’uso del contante per arrivare alla media dell’Italia? Io non vedo, comunque, lo scopo di tale campagna, non esistendo l’equazione “non uso della moneta elettronica uguale cittadino disonesto”, salvo che tale campagna sia utile nel fare gli interessi di chi “venda” moneta elettronica” mettendolo in competizione con la Zecca di Stato, unico organo deputato a battere moneta con valore legale di Stato. Se, invece, ma così non è, il contante equivalesse a “disonestà”, non lo si dovrebbe, per coerenza, vietare del tutto, e per tutti, chiudendo la Zecca italiana?
    Ritenendomi io onesto, ex impiegato e ora pensionato che le imposte me le vedo togliere prima ancora di prendere la pensione, devo considerare “strane” tali considerazioni rivoltemi per il non pagare con moneta elettronica e non desidero, finché vivrò in uno Stato di diritto, “cambiare il mio comportamento di cittadino”: quindi informo il Premier che io “non mi metto di traverso” ma sarò solo costretto a “subire” un eventuale “scontro” con chi mi obbligasse a usare i miei soldi, lecitamente guadagnati e tracciati, in maniera diversa da come desidero: i soldi sono miei e decido io come usarli, nel rispetto delle leggi; la carta di credito, fintantoché non riterrò io di acquisirla, fintantoché vivrò in uno Stato di diritto, non la prendo e non la uso, nel rispetto “imposto” dalle leggi sul tetto all’uso del contante. Oltre tale tetto userò assegni o bonifici.
    Una preghiera: a parte tali pittoresche, colorite e coreografiche quanto, secondo me, inefficaci lotterie pagate anche coi soldi delle mie tasse per premiare chi usi la moneta elettronica, quando si inizierà a far pagare gli evasori per 110 miliardi annui di evasione fiscale, dato che sono arcistufo di pagare anche per loro?
    P. S. Prima o poi si dovrà votare (dichiarazione proveniente da persona di sinistra)…

  7. La moneta elettronica foraggia l’elusione fiscale?
    Bombardato, ormai, da alcuni media, dall’inesistente/incredibile/inconcepibile/sbagliato dilemma/equazione: “contante uguale Paese con minor civiltà e carta di credito uguale Paese con maggior civiltà” mi viene spontanea, mio malgrado ritenendo la questione fantascientifica, la domanda: “la moneta elettronica foraggia l’elusione fiscale?”.
    In effetti, volendo perder tempo a rispondere a tale domanda, mi rispondo che chi acquista sui cosiddetti “giganti del web” lo fa al 99% usando la moneta elettronica, quella che viene elogiata perché, per chissà quale motivo, si dice scoraggi l’evasione fiscale rispetto al contante.
    Ora, io non so se quanto espongo in seguito sia vero ma, se ho ben capito, tali giganti del web, dagli stessi alcuni media che “criminalizzano come poco civile” l‘uso del contante, vengono additati come responsabili di gran parte dell’elusione fiscale perché, tali alcuni media, ci dicono che i “giganti del web” facciano elusione fiscale scegliendosi sede in Paesi ove paghino imposte bassissime per poi fare profitto, senza pagare imposte, in altri Paesi, per esempio in Italia; per cui, tali alcuni media, auspicano che i governi legiferino in merito mettendo fine alla cosiddetta presunta elusione.
    Se tali tesi sono vere verrebbe da dire che l’uso della moneta elettronica foraggi l’elusione fiscale e, quindi, sarebbe bene tornare all’uso del contante?
    Comunque sia, io, ormai, noto che, nei negozi (nello specifico mi riferisco a quelli che frequento, di strumenti musicali), non riesco quasi più trovare niente di particolarmente interessante e, anzi, alcuni, li vedo sull’orlo della chiusura in quanto mi sembra che non riescano a difendersi, per ovvi motivi, dalla concorrenza delle vendite on line dei “giganti del web”; cosa che mi preoccupa per vari motivi: in primis perché trovo inaccettabile acquistare strumenti musicali on line perché questi andrebbero provati e confrontati e perché nel trasporto è possibile il loro danneggiamento e troverei scomodo l’andirivieni all’ufficio postale, in secondo luogo perché io, non usando moneta elettronica, mi trovo escluso dal poter acquistare on line, mentre i negozi ormai hanno solo prodotti più commerciali; in terzo luogo perché temo che, quando tutti i negozi, quelli che le tasse le pagano salate, chiuderanno per la concorrenza insostenibile dei “giganti del web”, questi, da una posizione ormai di monopolio, temo che potrebbero alzare i prezzi a loro piacimento.
    Viva, quindi, il contante!

  8. Leggo che dal 2020 il governo giallorosso richiederà, per ottenere “traccia” e relativo rimborso delle detrazioni relative alla dichiarazione dei redditi, nell’anno successivo, la presentazione di tali spese effettuate tramite bonifici, carte o bancomat: definendo ciò come “il piano per ridurre il contante”.
    Domanda: se ciò che leggo è vero, il Governo vuole colpire l’evasione fiscale relativa ad uno scorretto uso del contante o vuole colpire i cittadini che, correttamente facciano uso del contante?
    La domanda sorge spontanea: perché se, come accaduto finora, io chiedo la detrazione delle spese mediche (non è un po’ complicato pagare il farmacista o lo studio medico privato con bonifico?) per medicinali o visite private o tickets, pagando in contanti e acquisendo ricevuta, fattura o scontrino dal farmacista e dagli studi medici, cosa necessaria perché automaticamente l’Agenzia delle Entrate segnali nel 730 precompilato il diritto alle detrazioni in oggetto, quale è il problema? Dalla documentazione risulta che gli scontrini e le fatture siano state emesse. E quindi?
    La ricevuta fiscale, scontrino o fattura, non costituiscono “traccia” dell’avvenuto pagamento corretto, indipendentemente dal mezzo col quale questo sia avvenuto?
    Dove si vede la necessità di usare, indispensabilmente, moneta elettronica o bonifico? E’ forse per fare un “dispetto” a anziani e a quanti, come me, anche per una questione di principio, rifiuteranno comunque il “ricatto”, a costo di non ottenere i rimborsi, pur di non considerarsi “sudditi” (mi spiace ma quella del “ricatto”, e del “suddito” è l’impressione precisa che ricevo non sussistendo necessità di obbligare un cittadino a cambiare le sue abitudini, se legittime, “ubbidendo” senza argomentare)?
    Come può una Istituzione dello Stato “punire” negando la detrazione a chi correttamente e fornendo prova con scontrini e fatture, provi di aver correttamente pagato?
    Non si corre il rischio di “criminalizzare” la valuta con valore legale battuta dalla Zecca di Stato a vantaggio dei “venditori” di moneta privati?
    Tutto ciò mi sembra incredibile e incomprensibile in uno Stato di diritto, forse offensivo e forse, incostituzionale; a meno che non si chiuda la Zecca affinché questa non batta più moneta “per nessuno”, dichiarando il contante di Stato fuori legge e facendo stampare le carte di credito alla Zecca stessa, con sopra scritto “pagabile a vista al portatore” e il marchio “Zecca Italiana” (e non alle Poste Italiane, semi privatizzate, peraltro)..
    Io non riconosco altra “moneta” valida se non quella dello Stato, e non desidero “acquistare” e usare “moneta”, e ricevere “moneta”, stampata da privati.
    Se l’uso corretto della moneta battuta dalla Zecca di Stato viene considerato improprio fino al punto di “ricattare?” chi lo usi correttamente, non si rischia anche di far insorgere il dubbio, certamente infondato, del rischio di voler favorire i “venditori” di moneta privati mettendoli in competizione con la valuta di Stato che, unica, dovrebbe avere valore legale? Ciò non rischia di far perdere fiducia ai cittadini nel diritto e nelle Istituzioni dello Stato? Per quanto riguarda la fiducia nella democrazia e nel diritto, per quanto mi riguarda, io sto già iniziando, mio malgrado, se quanto leggo fosse vero, a perderla…
    Mi sorge anche il dubbio se, penalizzare chi usi correttamente legittima valuta battuta dallo Stato, sia Costituzionale.
    La parola ai Costituzionalisti e alla Consulta, se il Parlamento dovesse accettare tale assurda proposta. Rimane poi il ricorso alla Corte d Strasburgo.

  9. Ma perché, quando io sono in fila alle Poste, o al Supermercato, o in qualsiasi altro posto, quando c’è qualcuno che, magari per acquistare un pacchetto di caramelle paghi con moneta elettronica, devo aspettare i suoi comodi perché c’è quasi sempre qualche problema?: la linea non c’è, o la password è sbagliata, o i fondi sono insufficienti, o qualcosa che non si sa non funziona? Non parliamo poi di quando, nel bel mezzo di una transazione, vada via la linea o si rompa il POS!
    Non si potrebbero avere file separate per i pagatori con moneta elettronica?
    Viva i contanti: li tiri fuori, paghi e te ne vai, senza rallentare le file!

  10. Va via la linea e i surgelati si scongelano…
    Perché, quando io sono in fila al Supermercato, alle Poste, o altrove, se ci sia qualcuno che, magari per pagare un pacchetto di caramelle, usi moneta elettronica, io devo aspettare gli altrui comodi perché quasi sempre sorge qualche problema: o la linea non c’è, o la password è sbagliata, o i fondi sono insufficienti, o qualcosa che non si sa non funziona?
    Non parliamo poi di quando nel bel mezzo di una transazione, vada via la linea o si rompa il POS, gettando nel panico chi abbandona i carrelli del Supermercato pieni di merce perché non ha altro con cui pagare (tanto poi a rimettere tutto a posto, o magari, gettare alimenti surgelati che non dovevano scongelarsi, ci pensa qualche inserviente)!
    Per emergenze, signori “moderni”, e “più civili di me come negli altri Paesi”, vi sarei grato se vi portaste qualche biglietto in contante di riserva: all’occorrenza lo tirate fuori, pagate e ve ne andate, senza rallentare la fila… e senza far scongelare i surgelati! Naturalmente lo chiedo per cortesia, “senza nulla a pretendere”, come direbbe Totò! Grazie.
    Dimenticavo: non si potrebbero avere file separate dedicate a chi paghi con POS?

  11. Ieri 30.10.2019 ho letto nella rassegna stampa, quindi alcuni giorni dopo il mio commento, che le spese mediche, si potranno pagare, per averne il rimborso, anche in contanti; è stato scritto,come detto, alcuni giorni dopo il mio commento, quando invece, nella rassegna stampa di allora, si parlava, genericamente, di “spese detraibili”, per avere il rimborso delle quali sarebbe occorso pagarle con bancomat, carta di credito o bonifico. Dato che già da anni, per ottenere il rimborso di spese edilizie occorre un particolare modulo di bonifico, mi è sembrato chiaro che si parlasse di altre spese, quindi ho immaginato spese mediche; beh, meglio così; continuerò ad ottenerne il rimborso pur pagando in contanti.
    Era bene chiarirlo perché ormai si rischia, per il modo incompleto, a mio parere, in cui le notizie spesso vengono diffuse, nel commentarle e nell’argomentarle, di essere accusati “noi”, e non chi le diffonde incomplete, di essere propagatori di fake news!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post recenti

Newsletter Adico

Iscriviti subito alla nostra newsletter, riceverai notizie e informazioni sulle nostre attività!




Con l'iscrizione dai il consenso al trattamento dei tuoi dati personali! Prima di inviare e acconsentire prendi visione dell'informativa sul trattamento dei dati nella sezione privacy policy*

Continuando a navigare nel sito acconsenti all'uso di Cookie Tecnici neccessari che permettono di offrire la migliore esperienza di navigazione, come descritto nell'informatva sulla privacy.