Sollecito di pagamento per passaggio non autorizzato in ztl. Ma lei attende dal 2023 la sentenza del Giudice di Pace. Impiegata mestrina chiede aiuto all’Adico

Mestre. La domanda sorge spontanea. Quando c’è un ricorso pendente al Giudice di Pace nei confronti di una o più multe stradali, è giusto che il diretto interessato riceva una cartella di pagamento prima dell’udienza? La risposta appare scontata. Prima si aspetta la decisione del giudice e poi, nel caso sia sfavorevole all’automobilista, si procede con la richiesta versare quanto dovuto. Eppure l’esperienza vissuta da C.M., 63enne impiegata mestrina, testimonia come questo logica procedura non venga poi sempre rispettata.

La donna, infatti, ancora nel 2023 ha ricevuto cinque multe per transito non autorizzato nella zona a traffico limitato mestrina. L’impiegata, infatti, essendosi trasferita da poco nel centro mestrino, non era a conoscenza di certe regole. Avendo chiesto e ottenuto il permesso per il parcheggio, era convinta che quel pass valesse anche per il passaggio nella zona a traffico limitato. In effetti le due concessioni non sono collegate ma la 63enne mestrina, visto anche l’importo richiesto (circa 510 euro) ha deciso di rivolgersi all’Adico per farsi tutelare.

Tramite l’associazione ha dunque presentato ricorso appellandosi a una norma del 1981 che prevede di fatto la “buona fede” in casi di questo tipo. L’errore, infatti, è stato determinato da una scorretta interpretazione della tipologia di permesso, in più si contempla il suo diritto di raggiungere la propria abitazione.

Sia quel che sia, il 10 ottobre 2023 è stato presentato ricorso al Giudice di Pace grazie al quale, com’è ovvio, viene sospesa l’azione di riscossione in attesa di una sentenza. A maggio 2024, però, la socia Adico ha ricevuto un avviso di mancata riscossione relativo ovviamente a quelle infrazioni. Naturalmente, tramite Adico, la donna ha scritto alla Polizia locale specificando, appunto, che in attesa di una sentenza da parte del Giudice non si può richiedere il pagamento. Il ricorso, di fatto, blocca le azioni di recupero del presunto credito.

La questione sembrava chiusa, sempre in attesa dell’udienza. Qualche giorno fa, invece, l’impiegata ha ricevuto l’intimazione per il versamento di 223 euro che corrispondo, in realtà, a una sola sanzione comprensiva di diverse maggiorazioni.

“Purtroppo situazione simili a queste ne succedono spesso – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. Parliamo di richieste di pagamento illegittime per vari motivi. In questo caso c’è un ricorso pendente quindi, com’è logico, fino a che non c’è un pronunciamento da parte del Giudice di Pace non ha senso inviare solleciti e avvisi che assomigliano molto a ultimatum. Nel ricorso abbiamo chiaramente invocato la sospensione dei verbali, come da prassi. Naturalmente esiste soprattutto a Venezia un problema di grandi ritardi negli uffici dei Giudici di Pace per cui si possono attendere anche anni per una udienza in Tribunale. Ma questo non è ovviamente una responsabilità del cittadino. Ora siamo costretti a inviare una nuova comunicazione per ricordare che nessuna richiesta di pagamento può concretizzarsi prima del pronunciamento del Giudice di Pace. Ma questi meccanismi farraginosi creano solo fratture nei rapporti fra le istituzione e i cittadini”.

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